Note 113 — XIII. LA CAPITALE MORALE
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In risposta alla conferenza antianarchica promossa dall’Italia, la Frankfurter Zeitung fece tale formale proposta ch’era venuta già da alcuni giornali della Svizzera. Il Journal de Généve, l’Independence Belge e altri autorevoli giornali francesi, svizzeri e tedeschi furono di accordo colla Frankfurter Zeitung. Sulla produzione anarchica poi, l’Economist di Londra (22 Ottobre 1898) scrisse a nostra vergogna:
«Abbiamo detto che l’anarchico è, a nostro giudizio, ordinariamente un criminale o un pazzo, ma nella produzione sia del criminale che del pazzo non devesi ignorare la parte esercitata dallo Stato e dalla società. Lo Stato è, senza dubbio, oggi responsabile di usare mezzi immorali e macchiavellici, educando così i proprii cittadini in idee immorali. Esso è responsabile, in tutti i grandi Stati continentali, di impedire quella libertà di parlare, di scrivere e di associarsi che forma una valvola di sicurezza nel malcontento popolare.
«Il paese, nel quale la politica è nelle mani di.... e le prigioni sono piene di..... è un paese che merita di avere degli anarchici, perchè fa del suo meglio per produrli. Il paese, che sperpera il suo danaro in armamenti oltre i suoi mezzi, nel mentre lascia i suoi poveri morire di fame e porta il peso di una imposta schiacciante, soffrirà dell’anarchismo, e nessuna misura di polizia, per perfetta che sia, ne lo potrà liberare.
«La società, la quale cerca di far moneta in qualsiasi modo, senza riguardo alle leggi della moralità, coltiverà gli anarchici così sicuramente, come lo stagno coltiva i bacilli.
«Non vi è scampo da questa legge, ed è bene per la società umana che nessun scampo vi sia. Se, adunque, le Potenze continentali pensano che riuscirà loro di abbattere l’anarchismo e di eliminarlo con qualche provvedimento di polizia, esse si illudono.
«Si faccia energicamente giustizia contro i criminali, con tutti i mezzi, ma non si dimentichi che l’ingiustizia sociale ed il sistema vizioso di spese pubbliche aiutano a creare l’anarchismo, e che è di gran lunga meglio prendersi un po’ di pena per colpire alle sue cause, che usare tutti i nostri sforzi nell’agire contro i suoi sciagurati effetti».