Note 85 — XII. LE CAUSE POLITICHE E MORALI
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Enrico Panzacchi, che ci tiene ad essere considerato conservatore, scrisse sulla politica ecclesiastica queste parole:
«Dall’ambigua formula cavouriana abbiamo stillato tutto il succo deleterio che poteva contenere e ce ne siamo fatto un sonnifero. Davanti al problema — così singolarmente grave per il nuovo regno che ha Roma capitale — noi abbiamo riposta tutta la nostra gloria nell’essere astensionisti, reticenti, evadenti; ossia nell’essere nulla.
«Non uno Stato confessionale — co’ suoi doveri, ma anche co’ suoi diritti; non uno Stato laico — nel senso veramente logico e moderno della parola. Con un po’ di buon volere avremmo potuto avere amico e pacifico il basso clero cattolico; e con la incuria, le tirchierie, i mali garbi e le ingiustizie palesi, ce lo siamo inimicato per modo che il meglio che possiamo aspettarci da lui è d’averlo neutrale. La storia racconterà poi, a edificazione dei posteri, le incertezze, le incongruenze d’ogni genere, le provocazioni e le remissioni infelici nelle quali cademmo, abbozzando trattative e modus vivendi che l’alta gerarchia ecclesiastica non volle accettare.
«Intanto tutte le nostre leggi sono riuscite a vuoto. Abolimmo i conventi e l’Italia è piena di frati; incamerammo l’asse ecclesiastico e lo vedemmo sfumare, non si sa bene il come e il dove, tranne l’arricchimento dei pubblicani benemeriti; volemmo comprimere con la libertà il clericalismo, ed esso, con l’aiuto della libertà, risorse d’ogni lato e minaccia di montarci sul capo, ricco, prospero, provocante». — Corriere della Sera, 1898, N. 133.