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L'Italia nel 1898 (Tumulti e reazione)

Note 12 — VIII. L’OPERA DELLA REAZIONE

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La Perseveranza ed altri giornali reazionari sperano di poter giustificare le eccessive misure repressive e la reazione bestiale colle relazioni, che ha promesso di pubblicare il governo. È bene si sappia che tali documenti, come tutti i documenti ufficiali, saranno compilati ad usum delphini: conterranno tutto, meno la verità e lo ha confessato coll’abituale franchezza il generale Pelloux. Egli in Senato, rispondendo al senatore Cannizzaro, dichiarò che pubblicherà una relazione sugli ultimi fatti, ma soggiunse che non si può tutto dire al pubblico perchè certe cose è bene che il pubblico non le sappia. Il soldato così prometteva lealmente... di non dire la verità... Per la Storia è bene aggiungere che in questa condotta venne incoraggiato dall’onor. Saracco con le seguenti dichiarazioni che gli fruttarono la Presidenza del Senato:

«Il ministero dell’Interno vedrà quello che si può dire e quello che non si può dire sui moti di Milano e di altri paesi dove fu mestieri ricorrere alla repressione.

«Egli farà, probabilmente, come fanno i ministri degli affari esteri, preparerà cioè il suo libro verde, giallo o nero, ma dirà solo quanto conviene si dica, e nulla più.

«Se domani il ministro degli interni, d’accordo coi suoi colleghi, presentasse una relazione dalla quale risultasse che i moti dello scorso maggio si spiegano in molta parte col disagio economico, pare a me che farebbe opera non solamente vana, ma insana, se non sapesse di poter presentare contemporaneamente i provvedimenti più acconci per migliorare questa disgraziata situazione che fu cagione o pretesto delle sommosse».

Se abbia accettati i consigli e come li abbia messi in esecuzione, vedrassi, dal rapporto del Generale Bava di cui si farà parola più innanzi.

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