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L'eresia nel Medio Evo

Note 717 — LIBRO SECONDO DALLO SCISMA ALL'ERESIA (continued 2)

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Il Rousselot (Joachim, pag. 139), anche dopo la dissertazione del Renan, seguita a sostenere: que le livre intitulé l'Evangile eternel n'a jamais existé que sous forme d'un cahier redigé par ceux, qui accusaient les Dominicains et les Franciscains. Il che è contraddetto da una fonte molto importante, della quale non so perchè il Rousselot non vuol fare nessun conto, voglio dire dal processo verbale della Commissione cardinalizia di Anagni, ove è detto (Cod. bibl. nat. de Paris, n. 1726, carte 139. Cfr. D'Argentré, I, 163; Renan, Revue des deux mondes, tom. LXIV, pag. 109): Quod liber Concordiarum vel Concordiae veritatis appelletur primus liber Evangelii aeterni probatur XVII capitulo, et quod liber iste Concordiae sit Joachim habetur per totum illud capitulum. Quod liber iste, qui dicitur Apocalypsis nova, appelletur secundus liber ejusdem Evangelii probatur XX capitulo. Similiter quod liber, qui dicitur Psalterium decem chordarum, sit tertius liber ejusdem Evangelii. E più appresso in un luogo, tronco nel D'Argentré, e pubblicato intero dal Renan, pag. 113: Item XXVIII cap. ponuntur haec verba: in primo libro ipsius Evangelii aeterni videlicet in secundo secundae Concordiae. Et tria praedicta probantur similiter expresse XXXI cap., ubi distinguitur simplex lictera (ibi: attendent vero etc.), et similiter ante finem ultimi capituli, ubi dicitur: illud attendendum ecc. Da questi passi appar chiaro: 1º Che l'Evangelio eterno non era altro se non la collezione delle tre opere dell'abate Gioacchino. 2º Che gli scritti apocrifi erano così cresciuti da oscurare i genuini dell'abate calabrese, sicchè i raccoglitori si videro costretti a dimostrare l'autenticità delle tre opere, che essi ben sapevano distinguere dalle altre falsamente attribuite a Gioacchino.

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