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L'eresia nel Medio Evo

Note 275 — LIBRO PRIMO DALL'ERESIA ALLO SCISMA

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Possiamo addurre la preziosa testimonianza dello stesso Evervino, il quale dopo aver detto che gli eretici tormentum ignis non solum cum patientia sed etiam cum laetitia introierunt, et sustinuerunt dimanda ingenuamente: unde istis diaboli membris tanta fortitudo, quanta vix etiam invenitur in valde religiosis in fide Christi. Alla qual dimanda S. Bernardo risponde non doversi far poco conto della potenza che esercita il demonio non solo sui corpi, ma anche sui cuori delle sue creature; quanta sit potestas diaboli non modo in corpora hominum, sed etiam in corda, quae semel permissus possederit. E bisogna ben guardarsi dal paragonare la costanza dei martiri colla pertinacia di costoro; quia mortis contemptum in illis pietas, in istis cordis duritia operatur. Distinzione molto comoda, ripetuta ai nostri giorni dal Cantù (Gli eretici in Italia, pag. 88). «Ma la colpa onde più concordemente sono rinfacciati i Paterini è l'ostinazione. Fra strazi i e tormenti, al cospetto di morte obbrobriosa, non che convertirsi più s'induravano, protestavansi innocenti spiravano cantando lodi al Signore. In Lombardia serbarono memoria d'una fanciulla di cui la bellezza e l'età mettevano in tutti compassione e desiderio di salvarla. Perciò vollero assistesse, mentre padre, madre, fratelli venivano consunti dalle fiamme, sperando si sarebbe pel terrore convertita; ma no: poi che ebbe durato alquanto lo spettacolo si svincola dalle braccia dei suoi manigoldi, e corre a precipitarsi nelle fiamme e confondere l'ultimo suo coll'anelito dei parenti». Questo pel Cantù non è eroismo, è colpa di ostinazione!

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