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L'assedio di Firenze

Note 320 — CAPITOLO VENTESIMONONO LA BATTAGLIA DELLA GAVINANA

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Visitando il castello della Gavinana, domandai se si trovassero armi antiche. Mi risposero affermativamente e mi condussero in certa casetta a canto a quella dove fu trucidato il Ferruccio. Il proprietario della casa ci menò entro una stanza terrena dove conservava molte armi di varie forme, lance lunghe oltre un braccio foggiate a foglia di canne, alabarde e picche. Ne presi una nelle mani e proposi acquistarla offrendone in prezzo un napoleone d'oro. Il montanaro ricusò, dicendo ch'ella era povera cosa nè meritava tanto; io dubitando all'opposto che egli rifiutasse per la pochezza della offerta, promisi raddoppiarla, e il montanaro rifiutava di nuovo — venendo dalle città, dove io vedevo comprarsi a contanti — senza eccezione — tutto, aumentai il danaro per ottenerla ad ogni costo; — sperava a un punto e temeva si piegasse il dabbene uomo; sperava di possedere l'arme, temeva incontrare un mercante nel severo montanaro: alfine questi vedendo dalla mia insistenza che non comprendeva la causa del rifiuto, non senza alterezza, mi favellò le seguenti parole: «Queste armi il mio nonno ha lasciate a mio padre, e queste io devo lasciare ai miei figliuoli.» — A Firenze sono due magazzini dove i rigattieri rivendono armi antiche comprate, com'egli mi disse, dalle principali famiglie del paese.

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