Note 111 — CAPITOLO SESTO LUCREZIA MAZZANTI
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Pubblicata ch'io ebbi quest'opera, si ridestò fra miei un'alba di amore per le cose patrie. Indi in vari scritti poi furono visti comparire intorno ai fatti toccati in questa Iliade di un popolo oggimai scomparso dal mondo: fra gli altri ricordo un opuscolo breve di mole sopra il caso della Lucrezia Mazzanti, dove mi si movevano parole piuttosto acerbe per essermi dilungato soverchiamente dalla storia; e non è vero: la storia fu alquanto resa più vaga per cagione della estetica persuasa in opere di siffatta maniera; ad ogni modo, uso per natura e per consiglio a lasciare correre i giudizi sopra di me e le cose mie, non ispenderò altre parole, soddisfatto da questo, che il mio libro valse a fare viva la memoria di magnanimi defunti ormai cascata in dimenticanza, ed opera che, vergognando dell'obblio, ponessero a Lucrezia Mazzanti, una lapide commemorativa sul ponte della Incisa. Troppo più l'anima mia sarebbe stata paga, se con la memoria dei nomi avessi potuto suscitare la virtù necessaria ad imitare i fortissimi esempi dei padri nostri. Ahimè! tanto non possono i libri, o non lo possono soli. La iscrizione posta sul ponte alla Incisa dice così:
MDXXIX — Lucrezia de' Mazzanti — Donna d'alto cuore — Plebea — Dagli amplessi aborrendo — Di soldato alla patria nemico — Inviolata — Annegossi — Nè a lei — Maggiore dell'altra Lucrezia — I tempi consentirono un Bruto — E la Repubblica Fiorentina — Periva — Questa memoria — Dopo CCCXIX anni — Antonio Brucalassi poneva.
Pietro Contrucci ne fece un'altra men bella, a parere mio, ed è questa:
Lucrezia Mazzanti — Anzichè da brutale soldato nemico — Patire vituperio — Si annegava nell'Arno — O fortunata! — Che a Dio rendesti — Pura l'anima, intemerato il corpo — E lasciando sì alto esempio alle femmine — Sfuggisti ai mali — Che disertarono la tua Fiorenza.
Peggiore di tutte quella di Benedetto Varchi dettata in latino, nella quale, dopo avere narrato che Lucrezia venuta a galla tre volte, tre volte si ricacciò sotto, conclude che la Lucrezia romana rimase svergognata e morì una volta, mentre l'etrusca morì tre volte e scampò la vergogna. — Grullerie manifeste!