Note 135 — CAPITOLO OTTAVO GIOVANNI BANDINO
Reading edition
Anco secondario il predetto Cola ammoniò i rettori e 'l popolo a lo ben fare per una similitudine la quale fece pignere nel palazzo di Campidoglio nanti 'l mercato, ne lo parete fuora, sopra la camera; pinse una similitudine in questa forma. Era pinto un grandissimo mare, le onde orribili e forte turbate; in mezzo a questo mare stava una nave poco meno che soffocata, senza timone, senza vela. In questa nave, la quale per pericolare stava, ci era una femmina vedova, vestita di nero, cinta di cingolo di tristezza, sfessa la gonnella da petto, scapigliati li capelli, come volesse piangere; stava inginocchiata, incrociava le mani piegate al petto per pietade, in forma di pregare che suo pericolo non fosse: lo soprascritto dicea: Questa è Roma. Attorno questa nave, da la parte di sotto nell'acqua, stavano quattro navi affondate, le loro vele cadute, rotti li arbori, perduti li timoni. In ciascuna stava una femmina affogata e morta. La prima avea nome Babilonia, la seconda Cartagine, la terza Troia, la quarta Gerusalemme. Lo soprascritto diceva: Queste cittadi per la ingiustizia pericolaro e vennero meno. Una lettera esciva fuora fra queste morte femmine e diceva così:
Sopra ogni signoria fosti in altura, Ora aspettiamo qua la tua rottura.
Dal lato manco stavano due isole. In una isoletta stava una femmina che sedea vergognosa, e diceva la lettera: Questa è Italia; favellava questa e diceva così:
Tollesti la balía ad ogni terra, E sola me tenesti per sorella.
Nell'altra isola stavano quattro femmine colle mani a le gote e a li ginocchi, con atto di molta tristezza, e diceano così:
D'ogni virtude fosti accompagnata, Ora per mare vai abbandonata.
Queste erano quattro virtudi cardinali, cioè Temperanza, Giustizia, Prudenza e Fortezza. Da la parte ritta stava un'isoletta, e in questa isoletta stava una femmina inginocchiata: la mano distendeva al cielo come orasse; vestita era di bianco, nome aveva Fede Cristiana: lo suo verso dicea così:
O sommo patre, duca e signor mio, Se Roma pêre, dove starò io?
Ne lo lato ritto della parte di sopra stavano quattro ordini di diversi animali co' le sue ale, e tenevano corna a la bocca e soffiavano come fossino venti li quali facessero tempestate al mare, e davano aiutorio a la nave che pericolasse. A lo primo ordine erano lioni, lupi e orsi; la lettera diceva: Questi sono li potenti baroni e rei rettori. A lo secondo ordine erano cani, porci e caprioli; la lettera diceva: Questi sono li mali consiglieri seguaci de li nobili. A lo terzo ordine stavano pecoroni, dragoni e volpi; la lettera diceva: Questi sono li falsi officiali, giudici e notarii. A lo quarto ordine stavano lepori, gatti, capre e scimmie; la lettera diceva: Questi sono li popolari latroni, micidiali, adulteratori e spogliatori. Nella parte di sopra stava lo cielo; in mezzo la Maiestade Divina come venisse al giudizio; due spade l'escivano da la bocca di là e di qua; dall'uno lato stava santo Pietro, e dall'altro santo Pavolo ad orazione. Quando la gente vidde questa similitudine di tale figura, ogni persona si meravigliava.
Vita di Cola di Rienzo, trib. del pop. rom., l. 1, c. 2.