Note 187 — CAPITOLO DECIMOQUINTO ANDREA DEL SARTO
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Cosiffatti matrimonii fra nobilea spiantata e plebe bruttamente diviziosa Napoleone costumò chiamare: letame sparso su terra spossata per darle vigore. Di qui la nobilissima plebaglia, o la plebeissima nobiltà dei tempi miei, più che in ogni altra città italica, annidiata in Firenze. Centauri pretti, di cui più che la metà è bestia di certo, nè quello che avanza, in coscienza, può dirsi uomo.