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L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux

Note 504 — Cap. II. Lo sviluppo dell'Antologia

Reading edition

Lettera inedita al Grassi, del 2 maggio 1829; Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze. — Cosí rispondeva al Grassi: “.... Giudicherete da voi medesimo se il nostro buon corcirese ha motivo di lagnarsi dell'Antologia, la quale, credo, glie l'ha menata buona, ed anzichè la di lui collera meriterebbe la sua riconoscenza. Ma il povero Pieri è una pasta delle migliori qualità cittadine e domestiche, con tutti i ridicoli del letterato. Egli è permaloso all'eccesso; insuperbito dal premio che la nostra accademia della Crusca ebbe la dabbenaggine, per non dir altro, [prima aveva scritto “fece la bestialità„] di dargli per quelle sue prose, egli si crede uno dei primi luminari d'Italia. Ma leggete le sue poesie, e la sua poetica, e poi mi saprete dire chi ha torto, o lui o l'amico K. X. Y. Checché ne sia, il fatto si è che dopo la pubblicazione di quell'articolo il Pieri non si lascia piú vedere, e va per tutto lagnandosi del direttore del giornale che ha avuto l'ingiustizia di mettere il suo libro nella mano del piú forsennato fra i seguaci del Manzoni. Povero Pieri! egli non sa che non ho trovato un classico che abbia voluto prendersi la pena di leggere il suo libro per renderne conto....„.

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