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L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux

Note 477 — Cap. II. Lo sviluppo dell'Antologia

Reading edition

Lettera inedita, Livorno, 11 novembre 1824; Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze. Cosí scriveva: “.... M'avete scritto tante volte che per avere un buon giornale è necessario che io sia pagato, che debbo concludere aver io cogli articoli miei non pagati peggiorato il giornale. È una inconseguenza tutta vostra e non mia. E so bene che quando voi insistete per pagarmi, è in voi tre quarti di bontà, volendo facilitarmi la vita. Ma perdonatemi se sono schietto: v'è pure un quarto d'interesse vostro malinteso: perché voi credete non esser buono al giornale che quello che voi vi proponete di mettervi, e vorreste perciò esser tutto arbitro de' letterati. Questo, quanto a me, è impossibile. Potete trarre tutto da me per amicizia: mai niuno mi dominerà. Sono disgustato, è vero, di scrivere anche per l'Antologia; e la ragione è questa sola: io che scrivo, ho necessità d'esser arbitro assoluto delle mie scritture; e quando l'Antologia non risponde a me, io non posso rispondere a lei. Volendo seguitare di scrivere pel pubblico, mi converrebbe piú d'assai far come il Lami e il Lastri, facendomi cioè autore di novelle letterarie. Ma neppur questo non voglio fare: talché vivrò ozioso: e farò quello che mi chiedete, se avrò testa, e solo perché vi amo....„.

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