Note 167 — PARTE I. DALLE ORIGINI AL SECOLO VI DELL’ERA VOLGARE.
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E qui sorge una difficoltà. Uno dei capitelli marmorei del colonnato del sommo meniano è ricavato da un blocco di marmo che ha incisi i residui di un’iscrizione monumentale. Come spiegare questo fatto? — I restauri ingenti fatti da Eliogabalo e da Severo Alessandro nell’ultimo piano dell’Anfiteatro (ove la parete di travertini è internamente rivestita di una cortina laterizia dell’epoca di quei Cesari) mi pare possano far dileguare questa difficoltà. In quella vasta riparazione (resa necessaria dai danni causati dall’incendio del 217), alcuni dei capitelli furono certamente rinnovati. D’altra parte, l’uso comune in quell’epoca, di adoperare pietre appartenute ad altri edifizî, è a tutti noto; e il timpano, a mo’ d’esempio, del Portico d’Ottavia, nonchè alcuni punti della muraglia di travertini dell’ultimo piano dello stesso Anfiteatro Flavio ce ne sono una prova patente. — D’altronde quel capitello, coi residui della monumentale iscrizione, potrebbe anch’essere dell’epoca Domizianea; giacchè una parte dei materiali appartenuti ai distrutti edificî neroniani furono senza dubbio adoperati nell’edificazione dell’Anfiteatro. — Il frammento d’iscrizione rimasto sulla faccia superiore del capitello, ha (tra le poche parole tronche) queste tre lettere: NER (Nero?). Generalmente si supplisce NER (vae?). V. Lanc., loc. cit., p. 217; c. I, l. VI, part. 4ª, n. 32255. Ma del resto si presta pur anche al supplemento da me proposto. Vicino a questo capitello ve n’è un altro con quattro testine rappresentanti Medusa.