Note 3 — APPENDIX K.
Reading edition
It is of some interest to remark that the latest conclusions of philologists on the affinity of the North African dialects, substantially agree with the testimony of the earliest writer who came in contact with them. The following passage is taken from the original version of the description of Africa by Leo Africanus, published by Ramusio in his famous work ‘Delle Navigationi et Viaggi:’ Venetia, 1563, vol. i. p. 2 f. The Moorish writer divides the indigenous white population of Northern Africa into five races, enumerated by him, and then continues: ‘Tutti i cinque popoli—i quali sono divisi in centinaja di legnaggi, et in migliaja di migliaja d’habitationi, insieme si conformano in una lingua la quale comunemento è da loro detta Aquel Amarig, che vuol dir lingua nobile. Et gli Arabi di Africa la chiamano lingua barbaresca, che è la lingua africana nathia. Et questa lingua è diversa et differente dalle altre lingue: tuttavia in essa pur trovano alcuni vocaboli della lingua araba, di maniera che alcuni gli tengono et usangli per testimonianza, che gli Africani siano discesi dall’ origine d’i Sabei, popolo, come s’è detto nell’ Arabia felice. Ma la parte contraria afferma, che quelle voci arabe che si trovano nella detta lingua, furono recate in lei dapoi che gli Arabi entrarono nell’ Africa, et la possederono. Ma questi popoli furono di grosso inteletto et ignoranti, intanto che niun libro lasciarono, che si possa addurre in favore nè dell’ una nè dell’ altra parte. Hanno ancora qualche differenza tra loro non solo nella pronontia, ma etiandio nella signification di molti et molti vocaboli. Et quelli che sono più vicini a gli Arabi, et più usano la domestichezza loro, più similmente tengono de loro vocaboli arabi nella lingua. Et quasi tutto il popolo di Gumera’ (the Rif Country) ‘usa la favella araba, ma corrotta. Et molti della stirpe della gente di Haoara parlano pure arabo, et tuttavia corrotta. Et ciò aviene per haver lunghi tempi havuta conversazione con gli Arabi.’