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Isabella Orsini, duchessa di Bracciano

Note 2 — CAPITOLO PRIMO.

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L’altro esempio fu, che si legge scritto da Cesario, che nel contado di Lovagno fu uno cavaliere giovine di nobile lignaggio, il quale in torneamenti e nell’altre vanitadi del mondo aveva speso tutto il suo patrimonio: e venuto a povertà, non potendo comparire cogli altri cavalieri, com’era usato, divenne a tanta tristizia e malinconia, che si voleva disperare. Veggendo ciò un suo castaldo, confortollo, e dissegli che s’egli volesse fare il suo consiglio, egli lo farebbe ricco, e ritornare al primo onorevole stato. E rispondendo che sì, una notte lo menò in un bosco: e faccendo sua arte di nigromanzia, per la quale era usato di chiamare i demonii, venne uno demonio, e disse quello che domandava. Al quale rispondendo com’egli gli aveva menato uno nobile cavaliere suo signore acciocchè egli lo riponesse nello primo stato, dandogli ricchezze e onore: rispose, che ciò farebbe prestamente e volentieri, ma che conveniva che in prima il cavaliere rinnegasse Gesù Cristo e la fede sua. La qual cosa disse il cavaliere che non intendeva fare. Disse il castaldo: Dunque non volete voi riavere le ricchezze e lo stato usato? andiamci: perchè m’avete fatto affaticare indarno? Veggendo il cavaliere quello che fare pure gli convenia se volea essere ricco, e la voglia avea pur grande di ritornare al primo stato, lasciossi vincere, e consentì al mal consiglio del suo castaldo; e avvegnachè mal volentieri e con grande tremore, rinnegò Cristo e la sua fede. Fatto ciò, disse il diavolo: Ancora è bisogno ch’egli rinnieghi la Madre di Dio, e allora di presente sarà fornito ciò ch’elli desidera. Rispuose il cavaliere, che quello giammai non farebbe; e diede la volta, partendosi dalle parole. E vegnendo per la via, e ripensando il grande suo peccato d’avere rinnegato Iddio, pentuto e compunto entrò in una chiesa, dov’era la Vergine Maria dipinta col figliuolo in braccio, di legname scolpita; davanti alla quale reverentemente inginocchiandosi, e dirottamente piangendo, domandò misericordia e perdonanza del grande fallo che commesso avea. In quell’ora, un altro cavaliere, il quale avea comperato tutte le possessioni di quello cavaliere pentuto, entrò in quella chiesa; e veggendo il cavaliere divotamente orare, e con lacrime di doloroso pianto dinanzi alla imagine, maravigliossi forte, e nascosesi dietro ad una colonna della chiesa, aspettando di vedere il fine della lacrimosa orazione del cavaliere compunto, il quale bene conoscea. In tal maniera l’uno e l’altro cavaliere dimorando, la Vergine Maria per la bocca della imagine parlava sì, che ciascheduno di loro chiaramente l’udiva, e dicea al figliuolo: Dolcissimo figliuolo, io ti priego che tu abbi misericordia di questo cavaliero. Alle quali parole niente rispondendo il figliuolo, rivolse da lei la faccia. Pregandolo ancora la benigna madre, e dicendo, com’egli era stato ingannato, rispuose: Costui, per lo quale tu preghi, m’ha negato: che debbo fare a lui io? A queste parole la imagine si levò in piede; e posto il figliuolo in sull’altare, si gettò ginocchione davanti a lui, e disse: Dolcissimo figliuol mio, io ti priego, che per lo mio amore tu perdoni a questo cavaliere contrito il suo peccato. A questo priego prese il fanciullo la madre per mano, e levandola su, disse: Madre carissima, io non posso negarti cosa tu domandi: per te perdono al cavaliere tutto suo peccato. E riprendendo la madre il figliuolo in braccio, e ritornando a sedere, il cavaliere certificato del perdono per le parole della madre e del figliuolo, si partia dolente e tristo del peccato, ma lieto e consolato della perdonanza conceduta. Uscendo dalla chiesa, il cavaliere, che dopo alla colonna avea ascoltato e osservato ciò che detto e fatto era, li tenne celatamente dietro, e salutollo, e domandollo perchè egli avea tutti gli occhi lacrimosi: ed egli rispuose, che ciò avea fatto il vento. Allora il cavaliere secondo disse: Non me lo celate tutto ciò che in vêr di voi è stato detto e fatto. Onde alla grazia che avete ricevuta, per amor di quella che l’ha impetrata, io voglio porgere la mano. Io ho una sola figliuola et unica, vergine, la quale vi voglio sposare, se v’è in piacere: e tutte le vostre possessioni grandi e ricche, che da voi comperai, vi voglio per nome di dota ristituire, e intendo di avervi per figliuolo, e lasciarvi reda di tutti i miei beni, che sono assai. Udendo ciò il giovane cavaliere, consentì al proferto matrimonio. E adempiuto tutto ciò che promesso gli era, ringraziò la Vergine Maria, dalla quale riconobbe tutte le ricevute grazie. (Passavanti.)

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