← Table of contents
Il tallone di ferro

Note 80 — CAPITOLO XIII. LO SCIOPERO GENERALE.

Gian Dàuli translation

Da lungo tempo si sentivano quei rumori. Fin dal 1906 Lord Arebury aveva detto alla Camera dei Lords: «L’inquietudine dell’Europa, il propagarsi del socialismo e la sinistra apparizione dell’anarchia, sono avvertimenti fatti ai Governi e alla classi dirigenti e segno che la condizione delle classi operaie diventa intollerabile e che se si vuole evitare una rivoluzione, bisogna fare in modo di aumentare i salarî, ridurre le ore di lavoro, e abbassare il prezzo delle cose necessarie alla vita». Il Wall Street Journal, organo degli speculatori, commentava in questi termini il discorso di Lord Arebury: «Quelle parole sono state pronunciate da un aristocratico, da un membro dell’organo più conservatore dell’Europa. Perciò hanno più valore. La politica economica che egli raccomanda ha molto maggior valore di quella insegnata nella maggior parte dei libri: è questo un segnale d’allarme. Fatene tesoro, signori del Ministero della Guerra e della Marina!». Nello stesso tempo, Sydney Brooks scriveva in America, nel Harper’s Weekly: «Non volete sentir parlare di socialisti a Washington. Perchè? I politicanti sono sempre gli ultimi del Paese a vedere ciò che accade sotto il loro naso. Rideranno della mia predizione, ma lo dico con certezza che alle prossime elezioni presidenziali, i socialisti avranno più di un milione di voti.»

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings