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Il tallone di ferro

Note 66 — CAPITOLO IX. LA MATEMATICA DI UN SOGNO.

Gian Dàuli translation

Rockefeller sorse dal proletariato, e a forza di risparmio e di scaltrezza, riuscì ad organizzare il primo trust perfetto, quello che è conosciuto col nome di Standard Oil. Non possiamo esimerci dal citare una pagina notevole della storia di quel tempo per dimostrare come la Standard Oil, per la necessità di impiegare la sua ricchezza esuberante, abbia schiacciato i piccoli capitalisti, affrettando il crollo del sistema capitalistico. David Graham Phillips era uno scrittore radicale d’allora, e questa citazione è tolta da un suo articolo nel Saturday Evening Post del 4 ottobre 1902. Abbiamo questo solo esemplare del giornale, dalla forma e dalla tiratura del quale dobbiamo però concludere che era uno dei periodici popolari più in voga.

«Dieci anni or sono, il reddito di Rockefeller era valutato a trenta milioni di dollari, da un’autorità competente, impiegati nei petrolii. Ormai, somme enormi, più di due milioni di dollari al mese, incassa il solo John Davidson Rockefeller. Il problema dell’impiego di questo danaro diventava un cruccio. Il reddito del petrolio ingrossava, si gonfiava sempre, ed il numero dei possibili impieghi sicuri era limitato, più di ora.

«Ma non fu l’avidità di nuovi guadagni a spingere i Rockefeller verso altri rami di affari, oltre il petrolio: essi furono trascinati per forza dal flusso di ricchezza, che attirava la calamita del loro monopolio irresistibilmente. Dovettero organizzare un personale apposito per fare delle ricerche e delle inchieste circa nuovi impieghi di denaro. Si dice che il capo di questo personale riceva uno stipendio annuo di 125.000 dollari.

«La prima escursione, o incursione notevole di Rockefeller, avvenne nel dominio della ferrovia. Nel 1895, essi disponevano di un quinto di tutta la rete ferroviaria del Paese. Che cosa possiedono oggi, e che cosa dirigono come principali proprietari?

«Hanno ingerenza nella maggior parte delle grandi linee di viaggi che si dipartono da Chicago; dominano parecchie reti che si estendono fino al Pacifico. I loro voti formano la potenza del signor Morgan, ora, ma bisogna aggiungere, però, che essi hanno bisogno del suo cervello più ch’egli non abbia bisogno dei loro voti: così che questa combinazione risulta, in larga misura, da comunità d’interessi».

Ma le sole ferrovie non bastavano ad assorbire rapidamente quelle enormi ricchezze. I 2.500.000 dollari di J. D. Rockefeller non tardarono a diventare cinque, sei milioni il mese, fino a 75.000.000 di dollari l’anno. I petrolî si mutavano in continuo guadagno, e i guadagni, a loro volta impiegati in altre imprese, davano nuovi milioni ogni anno.

I Rockefeller entrarono, allora, a fare parte dell’industria del gas e dell’elettricità, appena queste industrie, abbastanza sviluppate, costituirono un sicuro impiego. Ed ora gran parte del popolo americano, qualunque sia il genere di illuminazione che adopera, è costretto ad arricchire i Rockefeller, quando il sole tramonta. Poi si lanciarono nell’impresa delle ipoteche sulle fattorie. Si racconta che qualche anno fa, quando la prosperità aveva permesso ai fittavoli di liberarsi dalle ipoteche, J. D. Rockefeller ne fosse addolorato fino alle lacrime; otto milioni di dollari che egli credeva bene impiegati, a un buon interesse, per degli anni, gli venivano rigettati sulle braccia, e domandavano un nuovo impiego. Questo aggravio inatteso del suo perpetuo cruccio di trovare un impiego a favore dei bimbi, dei nipoti, e dei pronipoti del suo petrolio, era più di quanto potesse sopportare un uomo afflitto da cattive digestioni...

I Rockefeller misero capitali nello sfruttamento delle miniere di ferro, carbone, rame e piombo, poi in altre società industriali, nei tranvai, nell’acquisto di titoli nazionali di Stato e municipali, per lo sfruttamento delle grandi linee marittime, dei battelli a vapore, dei telegrafi, dei bassifondi, per la costruzione dei grattacieli, delle case, degli alberghi e delle grandi costruzioni per uffici, nelle assicurazioni sulla vita e nelle banche. Non ci fu, ben presto, un solo campo dell’industria dove i loro milioni non fossero in opera...

La Banca Rockefeller — la National City Bank — è la più importante degli Stati Uniti. Ed è superata solo dalla Banca d’Inghilterra e dalla Banca di Francia. I depositi oltrepassano, in media, cento milioni di dollari al giorno; essa domina il mercato dei valori di Wall Street, come la borsa dei fondi pubblici. Ma non è sola: costituisce il primo anello di una catena di Banche Rockefeller che comprende quattordici banche e consorzi nella Città di New-York, oltre le banche fortissime e influentissime in tutti i grandi centri monetarî del paese.

J. D. Rockefeller possiede fondi della Standard Oil, per un valore di quattro o cinque milioni di dollari. Ha cento milioni di dollari nel trust dell’acciaio, quasi altrettanto in un altro, e così via, al punto che la mente si stanca nell’elencarne le ricchezze.

Le sue entrate furono, l’anno scorso, di cento milioni di dollari circa; e sembra che tutte le entrate di Rockefeller insieme, raggiungano una somma maggiore, che aumenta a sbalzi continui.

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