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Il secolo che muore, vol. II

Note 36 — Capitolo XIV. . . . . . . . . . . . . . . . .

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Mi sono astenuto, per ragioni facili a comprendersi, di nominare il pio scannatoio, ma che colpisca giusto imprecando a simili istituti si può ricavare dal libro Sui riformatorii pei giovani, studi del dottore Serafino Biffi, Milano, 1870, temperatissimo uomo, il quale si esprime in proposito con queste miti parole: «Abolite quelle corporazioni dalle leggi dell'attuale regno d'Italia, le più accorte seppero tramutarsi in libere associazioni, le quali continuano a possedere i loro vecchi istituti, si reggono con le oblazioni dei pietisti e, nonostante la nuova forma assunta, internamente vivono come prima, spiegando un asceticismo di altri tempi, facendo ai loro membri emettere in modo segreto gli antichi voti religiosi, che, irriti davanti alle odierne leggi nazionali, pure non cessano avere pieno vigore per le anime pie e timorate. In Milano havvi oggidì qualche riformatorio sorretto dal favore del Governo, che accoglie i giovani minorenni condannati per oziosità e per vagabondaggio, ma anco questi sono in mano di pie associazioni o di preti.» (pag. 85).

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