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Il secolo che muore, vol. I

Note 5 — PROLEGOMENI

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Anche nei tempi antichi costumò la confessione, imperciocchè ai sacerdoti importasse sempre per le medesime ragioni sapere i fatti altrui; tuttavia anco in cotesti tempi non mancarono intelletti, i quali con un po' di senno si ribellassero a cotesto gravissimo giogo pretesco. Lisandro essendosi recato in Samotracia per ottenere certa risposta dall'Oracolo, disse al sacerdote, il quale gli faceva pressa dintorno affinchè gli confessasse se non tutti, almeno il più reo peccato ch'egli avesse commesso: «Bene sta, o sacerdote, ma in virtù di che mi comandi tu questo? Sei tu che lo vuoi, ovvero gli Dei?» «Gli Dei — rispose il sacerdote.» «Così stando le cose — ripiglia Lisandro — ritirati da parte, e se gli Dei me lo comanderanno, io obbedirò loro come conviene.» Ed Antalcida, del pari confortato a rivelare le colpe commesse durante la sua vita, rispose: «Questo volete per voi, imperciocchè gli Dei se alcuna ne commisi la sanno.» Nè mancano altri, ma bastano questi riportati da Plutarco nel Trattato degli Apoftegmi e detti notabili dei Lacedemoni.

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