Note 6 — CAPITOLO IX. LA SEPARAZIONE.
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Signora Chiarina, quando lei è lì seduta dentro la sua poltroncina, così accoccolata, con quella sua aria di stanca e rassegnata, come una che cova un profondo accoramento; non so, io penso a un’anima caduta per isbaglio giù dal cielo in questo mondo birbone, a qualche angioletto smarrito, fuori di strada, che sente il cruccio della sua carcere. Lei è un angioletto, so bene, bello, grazioso anche quando lei ride; non c’è alcuno che non lo dica. Ma via! quando ella è lì, smorta e senza voce, cogli occhi che cercano in alto, mi pare che proprio, in quel guardare, tutto cuore, pietoso, ci sia qualche cosa che disveli il paradiso. — (Questo sonetto reca la data dell’autunno 1844).