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Il fiume Bianco e i Dénka

Note 34 — XII.

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Quest'ultimo giovinetto dopo due anni mi comparve, quasi per incanto, nel Cairo mentre tornavo in Europa, essendo stata la Missione Cattolica dell'Africa Centrale affidata ai Padri Francescani. Egli fece meco il viaggio a Terra Santa, a Costantinopoli, a Vienna; e giunti a Verona, egli venne battezzato col nome di Michele nella chiesa di S. Paolo di Campo Marzo, e gli fu padrino l'illustre comm. conte Antonio Pompei. Dopo cinque anni, affetto d'infiammazione polmonare, ritornò in Cairo, a spese dell'amato suo padrino, nella speranza che si potesse rimettere in salute; qui fu accolto amorosamente nel convento dei Padri Francescani, ove dopo un anno morì.

Un'indole così dolce, così facile, così semplice, così buona come nel mio caro Michele, non la riscontrai che nel mio turcimanno Cher-Allàh, tutti e due veri tipi di bontà, profondamente cristiani. — E quali vissero, così morirono nella pace, tranquilli e contenti.

La morte non è nulla, o cari, per coloro che v'assomigliano! per essi non vi sono nè tenebre, nè ombre, che si dileguano come la stella del mattino sotto i raggi dorati dell'aurora....

Voi otteneste la vittoria senza combattimento, e la corona senza lotta!...

Or pregate in cielo per chi ha fatto qualche cosa per voi!...

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