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Il Comento alla Divina Commedia, e gli altri scritti intorno a Dante, vol. 3

Note 9 — NOTA

Reading edition

Il fatto che il Buti avesse saccheggiato il proemio del Boccaccio, trasportandone nel suo tanta parte, non poteva non essere rilevato con meraviglia. Silvestro Centofanti, nella introduzione alla diligente edizione di Crescentino Giannini, s’ingegnò di scagionare il buon frate, ricorrendo per extrema ratio all’«uso dei tempi». Ma la veritá è che l’uso dei tempi, per certo piú accondiscendente dell’uso nostro, non basta a spiegare un plagio che sviluppa tutto un sistema di idee, e che non ha riscontro nel séguito dell’opera, ove e il Boccaccio e Guido da Pisa e altri, quando accade che sian fonte dell’idea, non porgono insieme con essa l’espressione, e inoltre vengon citati, proprio come è citato il Boccaccio per il nome di Commedia, ch’è pagina sua (e cfr., nel séguito del testo, gli altri pochi rimandi che il Buti fa al certaldese). S’aggiunga che un’introduzione scolastica sviluppata su di uno schema che, ognuno che ne sappia, può riconoscere tradizionale, s’addice bene al Buti, maestro di grammatica, lettore nello Studio di Pisa, qualificato a ragione «il grammatico» tra gli antichi commentatori di Dante (C. Hegel, Ueber den historischen Werth der älteren Dante-Commentare, p. 54); al Boccaccio, scrittore grande e originale, no.

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