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Il 1859 da Plombières a Villafranca

Note 300 — VIII. La crisi del Congresso.

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«Massimo parte domani: a Londra ed un po' anche a Parigi il suo viaggio è visto di buon occhio, perchè si spera servirsi di lui per rovesciare il conte Camillo, e surrogarlo a lui». Lettera del Massari al Panizzi, 15 aprile. Vedi la lettera di Massimo d'Azeglio al Cavour, datata da Londra proprio in quel 19 aprile. Venuto ad amichevoli colloqui con gli uomini di Stato inglesi e col Principe Alberto, si mostra tutt'altro che turbato o spiacente dell'accettato congresso. «Tutti vedranno che in quest'occasione il raziocinio ha vinto in te la tua naturale tendenza all'operare ardito». «Una grande discussione, della quale si farà gran pubblicità e gran commenti nella stampa, che metta in luce tutte le bricconerie usate contro gli italiani, non può ridondare che in sovrano nostro vantaggio». Perchè gli uomini di Stato inglesi sono avversi all'Italia? «Perchè suppongono gran progetti a Napoleone e credono che noi siamo suoi istrumenti». Poi osservando la diffidenza che in tutti ha inspirato Napoleone e come «non abbia disposto le cose in modo da trovarsi preparato ad ogni evento», scrive: I lo chërdia pi bulo: io lo credeva più accorto. Vedasi come tutto risponde a ciò che venimmo scrivendo. (Chiala, VI, pagg. 391-393.)

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