Note 57 — I. Cavour.[4]
Reading edition
Chiala. IV, pag. 32. «Cavour concepì il disegno di annullare con un colpo improvviso l'esercito della ristorazione di Lamoricière, poi di effettuare l'unione del Mezzogiorno, e così salvare, con l'unità d'Italia, anche l'autorità della Corona. Egli stesso considerò più tardi questo suo ardito pensiero come il migliore titolo della sua gloria: la Monarchia era perduta se noi non eravamo presto al Volturno. Il 28 agosto 1860 Farini e Cialdini furono ricevuti dall'Imperatore Napoleone a Chambéry; essi gli rappresentarono che l'esercito leggittimista della Curia minacciava il suo trono stesso; che Garibaldi voleva chiamare a sè Chasras l'antico avversario di Napoleone, che la spedizione del Veneto diventava una necessità, appena Garibaldi movesse sopra Roma. E allora che cosa accadrebbe di ogni ordine civile, se la Monarchia non istrappava il pugnale dalle mani del partito d'azione? Così stretto e messo al muro, Napoleone non osò opporsi, ma il famoso faites, mais faites vite, che gli fu posto in bocca, non lo ha detto.» — Enrico de Treitschke, Il conte di Cavour, traduzione di A. Guerrieri-Gonzaga, Barbera. 1893. «In quell'occasione, scrive il De Cesare (II, pag. 58), l'Imperatore si lasciò penetrare forse anche troppo, e il genio politico di Cavour intuì di potere osare.»