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I simboli

Note 81 — PARTE I. FISIO-PSICOLOGIA DEL SIMBOLO.

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Il Ribot, in alcuni suoi recenti e interessantissimi studi (Une enquête sur les variétés des concepts, in Revue scientifique, 3 settembre 1892), cercò di determinare che cosa si producesse nella coscienza, oltre il nome, quando si legge o si ascolta una parola astratta o generale. L’esperienza tentata su 900 individui diede questi risultati: nel 47% si produceva o una imagine concreta (per es., la parola legge richiamava l’idea dei giudici togati), o l’imagine ottica della parola stampata, o l’imagine acustica della parola pronunciata; il 53% rispose che in essi non si risvegliava nulla. Il Ribot osserva giustamente che questo niente deve essere qualche cosa e che con un’indagine più minuta si scoprirebbe: in ogni modo, ciò dimostra che deve essere uno stato di coscienza molto vago, se non si riesce a determinarlo con parole. Quindi una scrittura a disegno sarebbe almeno per questo 53% assai faticosa; e lo sarebbe egualmente, in quell’altro 47%, a quelli che appartengono, come dice il Ribot, al tipo visuale tipografico o al tipo uditivo.

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