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I simboli

Note 72 — PARTE I. FISIO-PSICOLOGIA DEL SIMBOLO.

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Si dirà che nel Medio-Evo si conosceva ben la scrittura. È vero: ma non basta possedere uno strumento, bisogna anche comprenderlo, conoscerlo bene e saperne usare; ora, nel Medio Evo la scrittura era uno strumento troppo complicato, perchè data la condizione generale della coltura, il suo uso potesse essere diffuso; era una tradizione della civiltà romana conservata, come tante altre, da un piccolo gruppo di persone, che quasi sempre furono i religiosi. «Durante molti secoli, scrive il Bukle, fu raro il veder un laico che sapesse leggere o scrivere» (Histoire de la civilisation en Angleterre, vol. I, pag. 348, Paris, 1881); e il Dowling (Introduction to the Critical Study of ecclesiastical History, 1838, pag. 56): «Gli scrittori erano quasi tutti ecclesiastici, e la letteratura null’altro che un esercizio religioso». Così i re merovingi non sapevano scrivere. Carta e inchiostro furono nel Medio Evo oggetti rarissimi; la carta, specialmente dopo che le invasioni saracene nella Sicilia resero difficili le comunicazioni con l’Egitto; i monaci dovettero inverniciare i loro codici per scrivervi su i loro salmi; e il Petrarca non trovò, più d’una volta, in città considerevoli della Francia, una goccia d’inchiostro per copiare codici latini. Di più, tanto è vero che la scrittura era poco capita in quei tempi, che noi troviamo certi manoscritti medioevali (es., parecchi del Sachsenspiegel), in cui sono intercalate figure che illustrano il testo e ne agevolano la comprensione, formando una vera mescolanza di scrittura e pictografia, quale noi la troviamo nei libri dei Batacchi (Bastian, Der Mensch in der Geschichte, Leipzig, 1861, vol. I. — Modigliani, Tra i Batacchi indipendenti, Roma, 1893).

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