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I simboli

Note 29 — PARTE I. FISIO-PSICOLOGIA DEL SIMBOLO.

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Riguardo all’imprevidenza dell’uomo primitivo, vedi Spencer, Princ. de sociol., vol. I. — Letourneau, La sociologie d’après l’ethnographie, Paris 1884, pag. 562: «Per prevedere bisogna esser capace di osservazioni, di attenzione, saper raggruppare e paragonare i fatti, dedurre l’avvenire dal presente e dal passato. Ma l’uomo inferiore non sa osservare che in un campo ristretto, è scosso solo da quanto ha rapporto con i suoi bisogni più urgenti, la sua memoria è corta e il passato vi si cancella presto». E che per l’uomo primitivo il passato e il futuro fossero idee vaghe e indeterminate, lo prova l’etimologia: il greco Ἠρι = domani è la stessa parola che l’Heri latino, che significa ieri; quindi come osserva profondamente il Marzolo, doveva esprimere in origine vagamente un tempo fuori dell’attuale, senza determinazione di passato o di futuro. Ora, con così vaga nozione dell’avvenire, è impossibile contrattare per un tempo futuro. Nei bambini poi noi possiamo osservare quella incapacità di godere idealmente della proprietà, che dovè esser comune un tempo a tutti gli uomini primitivi. Quando regalate loro un giuocattolo lo portano con sè da per tutto, a tavola, a passeggio, al teatro. Chi non ha visto una bambina addormentarsi con la bambola nuova tra le braccia? Quando li lasciano è segno che se ne sono stancati, o che anche quella sorgente di piacere è inaridita. Di più, se promettete loro qualche cosa, la vogliono immediatamente, e si mettono a piangere se debbono aspettare.

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