Note 11 — INTRODUZIONE[1]
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Tutto ciò che risguarda la divisione delle terre, è stato soggetto di lunga disputa in Italia e fuori. Ne parlò con dottrina il Troya, nella sua opera sulla Condizione dei Romani vinti dai Longobardi; ne parlarono con molto acume il Capponi ed il Capei nelle loro Lettere sui Longobardi (Appendice dell'Archivio Storico Italiano, vol. I e II), e cosí il Manzoni, il Balbo, ecc. La questione versa sulla interpretazione di due passi di Paolo Diacono. Quello che parla della prima divisione, quando i Longobardi presero il terzo della rendita delle terre, è chiaro: His diebus multi nobilium Romanorum ab cupiditatem interfecti sunt. Reliqui vero per hospites divisi, ut terciam partem suarum frugum Langobardis persolverent, tributarii efficiunfur. L'altro invece è assai piú oscuro, ed ha lezioni diverse. La piú generalmente adottata è questa: Hujus in diebus (di Autari) ob restaurationem Regni, duces qui tunc erant, omnem substantiarum suarum medietatem regalibus usibus tribuunt..; populi tamen adgravati per langobardos hospites, partiuntur. Una lezione del secolo X, nel codice ambrosiano, dice invece: aggravati pro Longobardis, hospitia partiuntur. La divisione delle terre (hospitia) e non dei frutti sarebbe piú chiaramente indicata in questa seconda lezione, che il Balbo accetta. Il prof. Capei, però, anche accettando la prima lezione, sostiene che si debba intendere attivamente la parola partiuntur. I vinti divisero le terre coi vincitori, e furono quindi aggravati, avendo dovuto cedere la metà dei loro beni; ma ne vantaggiarono in questo, che l'altra metà rimase loro libera proprietà.