Note 365 — Capitolo VI IL COMMERCIO E LA POLITICA DELLE ARTI MAGGIORI IN FIRENZE[337]
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Franco Sacchetti racconta, come nel tempo in cui egli era al governo della Repubblica, i magistrati non riuscivano mai a far rispettar le leggi contro il lusso. Uno di essi, che venne di ciò aspramente rimproverato, e fu per essere dimesso d'ufficio, ecco in che modo descriveva le arti, con cui le donne fiorentine eludevano le leggi:
«Signori miei, io ho tutto il tempo della vita mia studiato per apparar ragione; e ora, quando io credea sapere qualche cosa, trovo che so nulla; perocché cercando degli ornamenti divietati alle vostre donne, per gli ordini che m'avete dati, sifatti argomenti non trovai mai in alcuna legge, come sono quelli che elle fanno; e fra gli altri ve ne voglio citare alcuni. E' si truova una donna col becchetto frastagliato, avvolto sopra il cappuccio; il notaio dice: — Ditemi il nome vostro, perocché avete il becchetto intagliato. — La buona donna piglia questo becchetto, che è applicato al cappuccio con uno spillo, e recaselo in mano, e dice ch'egli è una ghirlanda. Ora va piú oltre; truovo molti bottoni portar dinanzi. Dicesi a quella che è trovata: — Questi bottoni, voi non potete portare; — e quella risponde: — Messer sí, posso, che questi non sono bottoni, ma sono coppelle; e se non mi credete, guardate, e' non hanno picciuolo, e ancora non c'è niuno occhiello. — Va il notaio all'altra che porta gli ermellini, e dice: Che potrà apporre costei? — Voi portate gli ermellini. — E la vuole scrivere. La donna dice: — Non iscrivete no, che questi non sono ermellini, anzi sono lattizzi. — Dice il notaio: — Che cosa è questo lattizzo? — E la donna risponde: — È una bestia Dice uno de' Signori: Noi abbiamo tolto a contendere col muro. Dice un altro: Me' faremo attendere ai fatti che importano piú». (Novella 137).