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I primi due secoli della storia di Firenze, v. 1

Note 53 — Capitolo I[13] LE ORIGINI DI FIRENZE

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Il Libro fiesolano, invece di Franchi, dice Africani, una compagnia venuta d'Africa, come altrove, invece di Ottone o Otto, dice Ceto, errore che si riscontra anche nel codice su cui fu fatta la stampa. Sono probabilmente errori di qualche rozzo copista della leggenda, i quali venivano poi spesso ripetuti dagli altri. Giovanni di Salisbury (Polikratikus, VI 17, ediz. Giles), parlando delle città che, secondo la storia, furono edificate da Brenno, ripete per Siena lo stesso racconto della leggenda. Egli osserva, che tutto ciò non è veramente storia, sed celebris traditio est, aggiungendo però che la tradizione trovata conferma nel fatto che i Senesi, per costituzione, bellezza, costumi, somigliano «ad Gallos et Britones, a quibus originem contraxerunt». Queste parole di Giovanni di Salisbury sono ricordate anche da Benvenuto da Imola, nel suo Comento alla Divina Commedia, per dire che a tale somiglianza vuole alludere Dante (Inf. XXIX, 121) nei versi:

Or fu giammai Gente sí vana come la senese? Certo non la francesca sí d'assai.

La medesima spiegazione è data anche dal Boccaccio nel suo Comento agli stessi versi.

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