← Table of contents
I mesi dell'anno ebraico

Note 5 — NISSAN (Marzo-Aprile).

Reading edition

Nelle sue antichità giudaiche, Giuseppe Flavio racconta alcune curiose particolarità su Mosè, che noi crediamo utile di riportare compendiandole; poichè nel Pentateuco si riscontrano effettivamente nella vita di Mosè certe lacune o allusioni a fatti che non vennero in esso registrati, perchè onninamente personali al suo autore e non richiesti da nissun vero interesse storico. Dopo di avere quindi descritto le doti fisiche di cui Mosè era ornato e dettolo di una bellezza mirabile e divina, nota che la sua intelligenza era talmente sviluppata e superiore alla sua età, che la sua madre addottiva Thermutis, che i nostri dottori cambiarono in Bitià, presa per lui di un'affezione talmente viva, all'età di tre anni lo presentò al proprio padre onde volesse dichiararlo suo erede presuntivo qualora non fosse favorito di prole maschile. Espone in seguito come gli Egiziani atterriti da un'invasione di Etiopi furono costretti a nominare Mosè loro capitano, malgrado le vivissime opposizioni di molti suoi nemici e particolarmente di quelle che gli venivano fatte dai Sacerdoti; i quali invidiosi della sua straordinaria sapienza paventavano che la corona dei Faraoni dovesse veramente cingere la fronte di uno straniero. Mosè preso dunque il comando diede battaglia ai nemici del suo re, li ruppe completamente: anzi assediò e prese Saba (Méroé) loro capitale, e sposò Tharbis (forse la donna mora, Cussid, accennata nel Pentateuco e che diede motivo a mormorazioni contro Mosè per parte di Aronne e Marianna?) figlia del re che erasi perdutamente invaghita di lui. Racconta poscia un breve episodio il quale quantunque concordi nel fondo coll'esposizione fattane pure dai nostri dottori, ciò non pertanto diversificando nei particolari, noi crediamo bene di attenerci a questa seconda: e tanto maggiormente perchè essa serve a dare una ragione plausibile di un difetto organico di Mosè. Ecco il fatto: Un giorno che Faraone teneva nelle sue ginocchia il bambino Mosè, questi gli tolse la corona dal capo e se la cinse egli stesso. I maghi di Faraone, che avevano già in lui pronosticato un futuro salvatore d'Israele, dissero a Faraone: «Bada che costui non abbia ad essere il tuo nemico e rivale: mandalo a morte». Ietro, presente a quel barbaro consiglio, s'interpose a favore del bambino, dimostrando che il solo lucicare delle pietre preziose lo avevano allettato ad afferrare la corona; e per meglio persuadere i suoi opponenti propose la seguente prova: «Si presenti, disse egli, a questo bambino un bacile con sopravi la corona e una brace ardente; e si esperimenti se è la vivacità della luce o un interno presentimento di futura grandezza che lo abbia spinto a quell'atto.»—La prova è accettata: il bambino ha davanti agli occhi una brace lucidissima e una corona. Senza esitare egli stende la mano alla corona; ma un angelo scende dal cielo gli sospinge la mano a dar di piglio alla brace. Il bambino mette un grido, porta alla bocca la mano e il fuoco, la lingua ne fu scottata, rimase balbuziente, ma fu salvo.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings