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I mesi dell'anno ebraico

Note 83 — MERHHASVAN (Ottobre-Novembre).

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Siamo persuasi di fare cosa sommamente grata ai nostri lettori inserendo qui la bizzarra «leggenda di Salomone» che si rapporta a questo fatto. Crediamo che non sarà difficile capirne l'allusione delli «versi strani»: Il sapientissimo re al quale era stato affidato il glorioso incarico di fabbricare la Casa Sacra, turbato dall'ordine divino che il Sacro tempio non fosse tocco da ferro, non sapeva trovare modo di compire la grande impresa. Come infrangere enormi massi di marmo e fare a pezzi durissimi legni senza aiuto di ferro? Chiamati a sè i suoi ministri ed esposta loro la cagione del suo turbamento, uno dei più sapienti così rispose: «Gran re! L'ultimo giorno della creazione in sull'imbrunire il Creatore, diede la vita ad un vermicello chiamato shamir, il quale possiede la singolare virtù di tagliare i marmi più duri col solo suo tocco. Dove questo vermicello annidi non seppe mai mente umana». Ma il re sapientissimo, a cui era stata data piena signoria su tutti gli spiriti, chiamò a sè due scedim (spiriti, che avevano molta affinità cogli uomini, perchè la credenza popolare riteneva che come questi si nutrissero, vestissero abiti e si propagassero ecc.) ed impose loro di indicargli il luogo ove il shamir si nascondeva. Questi tremanti dichiararono che quel segreto era solamente noto al loro re Asmedai. Interrogati ove quel principe avesse sua dimora risposero: Egli abita sulla vetta di un monte di qui assai lontano, e dentro al monte egli ha scavato una profonda pozza che ha riempito d'acqua, e che chiuse con un gran masso attaccato al terreno colle impronte del suo suggello, e ogni mattina prima di salire al cielo ed ogni sera nello scendervi, esamina attentamente i noti segni, beve e riposa. Salomone licenziò gli spiriti e chiamò a sè il suo prode capitano Benajà; gli porse una catena con sopravi impresso il santo nome di Dio, e un gran numero di fiaschi di vino e lo incaricò di condurgli Asmedai. Benajà si avviò alla grande opera e dopo molti giorni di viaggio arrivò al monte designato. Cominciò collo scavare un largo fosso ove fece scorrere tutta l'acqua della pozza, e poscia ne scavò un altro più sopra e pel quale versò nella pozza tutto il suo vino. Nel cadere della notte Asmedai, sceso dal cielo, si avvicinò alla pozza, ne esaminò il suggello e lo trovò intatto, sollevò il masso e vi sprofondò dentro. S'accorse del cambiamento e temendo di qualche insidia si propose di non bere, ma straziato da ardente sete tracannò ingordamente una quantità di vino e venne colto da profondo sonno. Benajà che stava alle vedette si slanciò frettolosamente sul dormiente e gli girò intorno al collo la sacra catena. Asmedai si svegliò e accortosi della catena che lo serrava si dibattè disperatamente e mandò urli spaventevoli; ma poscia accorgendosi dell'inutilità d'ogni suo tentativo si acquetò e seguì Benajà. Giunti alla presenza di Salomone questi gli fece manifesto il suo desiderio ed Asmedai così gli rispose: Il shamir fu confidato al re del mare; e questi l'ha confidato al gallo selvatico, e col più terribile dei giuramenti l'ha stretto a conservarlo inviolato e sempre. E il gallo selvatico ha posto il suo nido in un alto monte nudo e deserto e mai se ne diparte che non porti seco il suo deposito. Salomone chiamò di nuovo il suo fedele Benajà e lo mandò alla scoperta del gallo selvatico. Il prode guerriero s'avviò al disimpegno del suo incarico e dopo lungo cammino gli riescì di scoprire il nido del gallo selvatico. Attese che il gallo vi uscisse, chiuse il nido con una campana di vetro e poscia si nascose e aspettò. Ritornò il gallo selvatico e corse al suo nido a portare l'imbeccata ai suoi pulcini; trovò il vetro e vi si arrestò sopra; girò intorno, sparnazzò colle ali, spinse e picchiò, ma invano. I pulcini intanto chiamavano e piangevano. Finalmente ricorse al prezioso deposito per infrangere il vetro; trasse di sotto le ali il shamir e l'accostò.... Ma in quel punto Benajà uscì dal suo nascondiglio e mandò un grido terribile: il shamir cadde a terra, e Benajà ebbro di gioia lo raccolse avidamente e fuggì. Il povero gallo selvatico, disperato del violato giuramento si diede la morte.

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