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I mesi dell'anno ebraico

Note 25 — IIAR (Aprile-Maggio).

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Questo precetto di Mosè parimenti a quello del Sissith che doveva applicarsi ai quattro angoli degli abiti, e dei Tefilin che si portavano al capo e al braccio sinistro tutto il giorno, e attualmente nel tempo della preghiera mattutina, hanno uno scopo solo: quello di mantenerci costantemente virtuosi impedendoci di dimenticare neppure un istante la presenza di Dio, e il dovere che abbiamo di non posporre all'interesse o ai diletti del senso i suoi sacrosanti ordini di lealtà e di purezza. Quanti peccati e diremo anche quanti delitti di meno avrebbe a deplorare la società qualora tutti gli uomini si ricordassero sempre ed ovunque che all'occhio di Dio nulla sfugge, e che per ripetere l'espressione di Davide, «le più fitte tenebre sono per lui luminose come il giorno!». Il timore di Dio purifica il cuore e lo fa forte contro le tentazioni. Non ci pare fuori di posto il seguente racconto: Un dottore stava per morire. I suoi discepoli che muti e tristi ne circondavano il letto colsero un istante in cui pareva che i suoi dolori gli concedessero una tregua, e lo pregarono di volerli benedire. Voglia Dio, rispose il dottore, che il di lui timore sia nei vostri animi tanto efficace, quanto è efficace il timore di un uomo. A questa benedizione i discepoli fecero tali atti di stupore che non poterono sfuggire al moribondo, il quale soggiunse: O figli miei! Non vi paiano strane o prive di valore le mie parole. Ditemi in grazia! Qual'è il pensiero che più preoccupa un uomo quando sta per commettere un'azione riprovevole? Di non avere testimoni che possano accusarlo; pensiero che fu espresso da Giobbe colle parole: «e l'occhio del malfattore attende la notte dicendo fra se stesso: non mi potrà scorgere occhio umano». Ora, se il timore di Dio parlasse altrettanto forte nel suo pensiero si lascierebbe egli trascinare al peccato?

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