Note 64 — ELLUL (Agosto-Settembre).
Reading edition
Mosè aveva formalmente proibito ai giudici di accettare regali, inquantocchè secondo la sua espressione; «i regali acciecano i chiaroveggenti e pervertiscono le parole dei pii». Questa raccomandazione non fu soltanto seguita alla lettera dai nostri Dottori rivestiti della qualità di giudici, ma troviamo anzi che parecchi d'essi ne spinsero la pratica esecuzione ad una scrupolosità diremo quasi esagerata, come ce lo dimostrano ben chiaramente i due seguenti esempi che noi presentiamo ai nostri lettori e che sono spigolati da un campo ben provveduto: Rabì Samuele tragittava un'acqua sur una barchetta. Giunto alla riva un uomo gli porge la mano per aiutarlo a scendere. Lo stesso uomo gli presenta poscia una causa per farlo giudice tra lui e il suo avversario. «Amico, gli dice il Dottore, io non posso essere tuo giudice perchè ho ricevuto da te un servigio». Un altro Dottore, certo Rabì Josè, si faceva portare dai suoi campi ogni venerdì un cesto di frutta dal proprio fattore. Una volta questi gli si presentò il giovedì col solito cesto di frutta. «Per qual cagione hai tu oggi anticipato?» gli domandò il padrone. «Signore! rispose il gastaldo, ho una causa qui in città, e dovendomivi recare, ho pensato profittare del viaggio per portarvi dei vostri frutti. Di grazia! ecco il tenore della mia causa: spetta a voi darne sentenza. «Amico! risponde il Dottore, tu mi hai fatto una cortesia, io non posso più essere tuo giudice»: e delegò due savii a fare le sue veci. Dalle parole che il servo di Saulle indirizzò al medesimo quando gli propose di portarsi da Samuele onde avere notizie delle asine smarrite dal padre di lui, e da un passo relativo ad Eliseo, parrebbe che i consigli dati dai profeti fossero corrisposti con regali di danaro o di qualche genere alimentario; però dalle prove di disinteresse date da questi due profeti, e particolarmente dal primo d'essi, del quale parleremo in seguito, e che furono gli unici dei quali si faccia menzione sotto questo rapporto, noi abbiamo fondati motivi a credere che quei regali quando venivano da essi accettati, lo erano a solo titolo di atti di beneficenza verso i loro alunni poveri.