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I mesi dell'anno ebraico

Note 59 — ELLUL (Agosto-Settembre).

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E che gli Ebrei abbiano profittato delle raccomandazioni di Mosè, noi non possiamo neanche dubitarne. A conferma della prodigiosa fertilità della terra promessa, che come dicemmo viene messa in dubbio da quanti si fermano alle desolanti descrizioni che di quel paese ci danno gli scrittori moderni senza por mente agli sconvolgimenti cui andò soggetto, noi non rapporteremo quanto vi si trova nella Scrittura e in Giuseppe Flavio onde non si creda che in noi parla la passione, ma bensì la testimonianza di scrittori pagani. Dopo che Plinio chiamò Gerusalemme «la città la più celebre, non solamente della Giudea, ma dell'intiero Oriente»; dopo ch'ebbe dato descrizioni favorevolissime della Giudea e delle sue produzioni in generale; dopo ch'ebbe vantato la flessibilità del legno del terebinto, la sua lunga durata e il suo colore di un nero splendissimo; dopo ch'ebbe fatto notare l'importanza della resina e del miele d'olivo (specie questo di una manna che si raccoglieva sulle foglie di quegli alberi); si ferma pia particolarmente sulle palme e sulla pianta del balsamo. Ecco le sue parole dalle quali possiamo desumere quale caso si facesse allora di quella produzione: «Il balsamo sdegna di crescere altrove (così credeva anche Flavio: Ora però cresce in Arabia) e il liquido che se ne estrae, e che viene preferito a qualunque altro profumo, la Giudea è il solo paese del mondo al quale la natura lo abbia accordato. Gli Imperatori Vespasiano e Tito furono i primi che mostrarono in Roma ed abbiano portato nel loro trionfo questo prezioso arboscello, divenuto tributario del nostro impero, come la nazione che il coltivava». Tacito ne parla in questi termini: «Questo paese confinante all'Oriente coll'Arabia, al mezzodì coll'Egitto, a ponente colla Fenicia e col mare; dal Nord si estende in lontanza verso la Siria. Gli uomini sono sani e robusti, le pioggie rare, il suolo fertile; esso dà le stesse produzioni del nostro paese, colla stessa abbondanza, e in dippiù il balsamo e le palme: le palme, alberi alti e belli; il balsamo, arboscello il di cui succo s'impiega utilmente nella medicina». Un romano orgoglioso e poco favorevole agli ebrei, poteva forse lodare meglio la Giudea che paragonarla alla gentile e fertile nostra patria, dando la preferenza alla prima? Alle testimonianze di questi due scrittori tutt'altro che parziali pel popolo nostro, possiamo aggiungere quella di un gran numero di medaglie fatte incidere dai Greci e dai Romani nelle occasioni delle loro vittorie sugli ebrei, e che certo non era nella loro intenzione di fare cosa gradita ai vinti lusingandone l'amore patrio. Queste medaglie rappresentano tutte la fertilità del paese, poichè in certune d'esse la Giudea viene rappresentata gemente all'ombra di una palma; in altre offre i suoi olivi e il suo balsamo; una rappresenta covoni di grano, in altra vedonsi tre spicche di grano uscenti da un sol gambo; in questa smisurati pampini d'uva, e in quella corni colmi di parecchie specie di frutti.

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