Note 90 — CHISLEV (Novembre-Dicembre).
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Sono moltissimi i passi biblici che ci autorizzano a questa opinione: ne rapporteremo alcuni. Abramo essendosi rifiutato di accettare la cortese offerta fattagli da Ebron l'Iteo di concedergli gratuitamente la grotta di Macpelà per seppellire la propria moglie, glie ne pesò il prezzo convenuto in quattrocento sicli d'argento correnti a mercanti. I fratelli di Giuseppe riportando in Egitto il danaro ritrovato nell'imboccatura dei loro sacchi, dichiararono al maestro di casa di averlo riportato dello stesso peso di quello sborsato prima. Geremia comprando un campo da Hhanamél suo zio gliene sborsò il prezzo di sette sicli e dieci monete d'argento in peso, e finalmente troviamo nel profeta Amos che volendo far palese la malafede di disonesti mercanti mette in loro bocca le seguenti parole: «Vendiamo con false misure, e pesiamo con false bilancie l'argento che ci viene dato». Per l'esattezza storica non possiamo però esimerci dal fare riflettere che nella Bibbia troviamo altresì la parola pesare adoperata all'epoca dei Persiani, epoca in cui senza dubbio tale parola doveva avere il senso di pagare poichè si aveva sicuramente l'argento coniato. Bœkh nelle sue ricerche metrologiche dà per istorico ciò che racconta Erodoto VI, 127, che cioè Fidone tiranno d'Argo abbia pel primo fatto battere moneta in Grecia l'anno 750, avanti l'êra volgare, dietro un sistema di pesi e di misure imparato dai Fenicii, ai quali parecchi autori Greci fanno risalire l'invenzione delle monete, quantunque lo stesso Erodoto ne attribuisca il merito ai Lidii. Ora gli Ebrei che avevano così frequenti relazioni coi Fenicii non avranno forse creduto ancor più che utile, indispensabile l'avere anch'essi moneta coniata? Questa opinione è sostenuta da Bertheau nella 3ª edizione della sua Archeologia d'accordo con parecchi altri autori.