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I mesi dell'anno ebraico

Note 89 — CHISLEV (Novembre-Dicembre).

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Fu pure nel corso della persecuzione di questo tiranno, tanto tristo quanto dissennato, che successe quel pietosissimo caso di sette fratelli che subirono il martirio, piuttosto che cedere alla intimazione di cibarsi di carne porcina o di fare atto di ossequio alle divinità greche. Ecco come viene esposto nel Talmud questo fatto, che per una strana confusione di data, venne registrato tra i luttuosi avvenimenti successi all'epoca della distruzione del secondo Tempio. Condotti questi sette fratelli al cospetto dell'Imperatore questi invitò il primo a fare atto di adorazione al simulacro del suo idolo. Il fanciullo rispose: Signore! Mi è impossibile ubbidirti, inquantochè sta scritto nel sacro libro della nostra religione: «lo sono l'Eterno Iddio tuo». Fu consegnato al carnefice e morì fra i tormenti. Venne introdotto il secondo e all'identico invito fatto al primo rispose: Sta scritto nella legge, «non sarà a te altro Dio al mio cospetto» e anche questo incontrò la sorte del fratello. Il terzo rifiutò di obbedire appoggiandosi al divino comando di «non inchinarsi a Dio straniero»; il quarto riferendosi alla minaccia «di scomunica» comminata «a colui che sacrifica a Dêi stranieri»; il quinto col proclamare l'unità di Dio espressa nel primo versetto del Schemah; il sesto col ripetere un versetto del Pentateuco concepito in questi termini: «E conoscerai oggi e serberai in cuore che l'Eterno è (l'unico) Iddio nel cielo disopra e nella terra dissotto e non ve n'ha altri» e come i due primi anche questi spirarono fra atroci tormenti. Venne la volta del settimo, la cui gioventù e bellezza disponendo in suo favore lo stesso tiranno, questi gli propose di gettare in terra il proprio anello ch'egli dovrebbe inchinarsi a raccogliere, lasciando supporre agli astanti un attestato di omaggio verso l'idolo la cui immagine stava scolpita sull'anello. Ma l'eroico fanciullo rifiutò con disdegno, e dichiarò attenersi strettamente vincolato dal patto conchiuso tra Israele e Dio e pel quale il primo prometteva di mantenersi fedele alla legge ricevuta, e il secondo di considerare perpetuamente Israele per suo popolo peculiare. Intanto che anch'esso era condotto a morte così pregò la povera madre; «Lasciate ch'io abbracci ancora una volta il mio povero figliuolo». Il figliuolo le si getta nelle braccia, e questa lo stringe teneramente al seno e lo bacia, e gli dice: «figliuoli miei! andate in pace, e dite al Signore che il patriarca Abramo erasi disposto a sacrificargli un solo figlio, ed io ne sacrificai sette per la gloria del suo nome». E in così dire scoppiandolesi il cuore per la insopportabile ambascia esalò l'eroica e desolata sua anima.

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