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I mesi dell'anno ebraico

Note 46 — AB (Luglio-Agosto).

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Ecco come viene esposto questo fatto nel libro dei Numeri, che per la sua imponenza merita di essere da noi raccontato: Era già estinta tutta la vecchia generazione condannata a morire nel deserto, ed era pertanto giunto il tempo prefisso all'ingresso del popolo ebreo nella terra promessa, quando arrivato esso in un certo posto detto deserto di Sin, venne a mancare affatto d'acqua. Come al solito, esso mosse i più alti lamenti verso Mosè ed Aronne, accusandoli di averlo tratto d'Egitto per condurlo a morire in un «luogo cattivo, non atto a seminagione, sprovvisto di fichi, di viti, di melagrani e persino d'acqua». La maestà del Signore si rivelò a Mosè e gli ordinò di munirsi della verga che stava nel Tabernacolo, e accompagnato da Aronne «parlare al sasso in presenza di tutto il popolo, poichè da quel sasso sarebbero scaturite acque in tale abbondanza da dissetare il popolo e il suo bestiame». Mosè fece adunare immediatamente il popolo attorno al sasso indicato, e apostrofando il primo con poche ma dure parole, che lasciano chiaramente indovinare non essere esse che il principio di una vivace rimostranza che voleva dirigergli pel modo indegno con cui si comportava verso Dio quando versava in qualche momentaneo bisogno, battè due volte il sasso colla sua verga e le acque sgorgarono in gran copia. Ma l'Eterno disse a Mosè ed Aronne: «Giacchè non avete avuta fede in me per santificarmi alla presenza dei figli d'Israele, perciò non condurrete questo popolo nella terra che ho loro donato. Interpretando letteralmente questo fatto, si dovrebbe conchiudere, come si crede ordinariamente, che il peccato commesso da Mosè e da Aronne abbia dovuto consistere nella mancanza di fede in Dio per avere battuto il sasso invece di parlargli. Ma oltrecchè non si può ragionevolmente ammettere che Mosè chiamato da Dio stesso «servo fedele in tutta la sua casa» abbia dubitato di Lui, quale differenza può farsi tra il parlare o il battere trattandosi di un corpo inanimato? Forsechè il miracolo avrebbe scemato della sua importanza nel servirsi d'un mezzo piuttostochè dell'altro? E poi a quale scopo Dio avrebbe ordinato a Mosè di munirsi della verga se non avesse dovuto adoperarla? Fra le diverse opinioni emesse dai commentatori su questo fatto, noi riteniamo per la più accettabile quella del Rabbo Mosè a-Coen Tedesco e sviluppata da l'Illustre I. S. Reggio. Dice egli in sostanza: «che Mosè afflitto e sdegnato della riprovevole condotta e delle incessanti mormorazioni contro Dio per parte di un popolo tanto visibilmente da Lui protetto, e temendo che Dio ne lo punisse aspramente come fece altre volte pel fatto degli esploratori, per la sollevazione di Cora, per l'adorazione prestata a Baal-Peor ecc.; quando si trovò presso al sasso si lasciò vincere dalla collera e cominciò ad apostrofare il popolo con tale veemenza che la commozione interna gli troncò la parola in gola; per modo che dalle poche parole dette, il popolo fu quasi portato a dover credere che questo miracolo dovesse attribuirsi precisamente a lui stesso e al fratello, anzichè a Dio. Questa interpretazione si accorda benissimo colle parole che denotano il motivo del castigo quello cioè «di non avere essi santificato Iddio».

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