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I Bianchi e i Neri

Note Pag. 449 — ALLUSIONI STORICHE.

Reading edition

Scena come nel primo Atto. È giorno.

UBERTO, VANNI, UGHETTO, DONATO, BACCIO, ed altri.

Vanni

Poichè ne amate come figli, noi

Qual buon padre non men vi amiamo, Uberto:

Quindi è il piè in staffa, ed è la lancia in resta

Al tuo comandamento; che buon dritto,

Ragion, giustizia è a noi tuo cenno, — tutto.

Pur, se ne assenti, a che ne hai tu condotti?

A che venimmo?

Uberto

Lo sapete voi?

Certo non io.

Ughetto

E fa mestier domanda?

Non ella è aperta nostra sorte? — Amati,

Reveriti, diletti oggi, e percossi

Dimane, — come verga che alla pena

Del figlio il padre innalza, e ov'ei si umili,

Ridivenuto pio questi l'amplesso

Dischiude del perdono, ed è la verga

Tronca gittata a terra.

Vanni

O come cane,

Cui per la belva presa toccan'ossa

Sovente e battiture.

Uberto

Vanni, duolti

Seguirmi? — rifà i passi, — io non ti tengo;

Ma in ciò pon mente, nulla a perdere hai.

Tua non è quella veste che ti copre,

Tue non sono quell'arme; e appena appena

L'anima è tua.

Ughetto

Il non acquisto a noi

Perdita è certa.

Vanni

Dunque è destinata

La vita nostra a far siepe ai codardi? —

Nella promessa, ove li prema il danno,

Infiniti: perchè, securi, il prezzo

Non den pagar del sangue? Non si dona

L'anima, ma si vende.

Donato

E qual sia angoscia

Sapete, Uberto, allorchè di compagni

Scemi tornando a casa, alle accorrenti

Donne null'altro possiam dir che: — Gemma,

Prega requie allo sposo: — Agella, il padre

Piagni: — e tu, Spina, non vedrai più il figlio.

Sposo... padre... figliuol, son morti.

Baccio

E l'onta

Di farsi al tempio, e non potere offrire

Al Signore che preci?

Vanni

Arrogi al danno

Lo strazio. Altra fiata i Cancellieri

Chiamârmi, e Guelfi e Santa Chiesa e Papa

Voller ch'io urlassi; — in questa un uom, con voce

Geri additando e con mano, mi dice:

Va, ponlo a morte. — Io lo facea; — quand'ecco

Dore giungermi addosso, e tal di un stocco

Darmi sul capo, che se Dio non era,

E la barbuta nuova, ei mel fessava

Fino al mento.

Ughetto

E me pur poneva Geri,

Onde tra l'arme non patisse oltraggio,

(Tale almen disse), a guardia della donna

Del giudice Benozzo, allorchè mosse

Ratto a mia volta con sua gente Lemmo,

E a vitupero mi cacciava. — Io solo

Era; — nè basta incontra a' molti sdegno:

Ritrassi il piè, ma me la cinsi al core.

Vanni

Noi siam fratelli d'ingiuria: volete

Essermi di vendetta?

Ughetto

Anzi mi è grato:

Mi vi lego per fede.

Vanni

Ecco la mano.

Uberto

O prodi, o forti, proseguite or via.

Ma al ciel fo voto, che di voi qual parta

Sì dalla insegna, che non oda il cenno

Di mia voce, — saprà che all'arcion posi

Pria di partirmi un capestro, e il contado

Nostro molti nudrire alberi, ed alti.

Per trescare una danza in campo azzurro.

Non ordin fisso, non comando, o voce

Di condottiero, ma furore, e rabbia

Di vendetta, e ingordigia di rapina

Guidanvi a queste guerre. — Per voi stessi

Rotti, un timore di breve ora siete,

E di vostra miseria una perenne

Fonte. — Cacciare voi potete Uberto, —

Trucidarlo anco; — ma finchè le vostre

Voci mi appellan duca, — voi dovete

Obbedirmi...

Donato

Egli il ver favella.

Baccio

È giusto.

Ughetto

Buona milizia è questa.

Uberto

E non sono io

Lo padre vostro? e voi non siete i figli

Miei? — la forza mia sola? A me lasciate,

A me il pensier di farvi lieti. Io — nulla

Son senza voi; voi — senza me. Ci stringe

Necessità più salda assai di amore. —

Fidate in me.

Donato

Fidiamo in lui.

Baccio

Fidiamo

In Uberto.

Ughetto

Il buon duca.

Vanni

Viva Uberto!

Tutti

Viva!

Uberto

Ed a voi, qual può maggiori, Uberto

Rende grazie. — Ma Geri i passi affretta

Or ecco qui: tacetevi, e in disparte

Fatevi, che non ama aprire a tanti

La sua mente il signore.

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