← Table of contents
I Bianchi e i Neri

Note Pag. 435 — ALLUSIONI STORICHE.

Reading edition

Sala interna di Damiata. Spunta il giorno.

GUALFREDI al lume di una lampada legge una nota di proscritti.

E voi morrete, — Tedici, Lazzarri,

Rossi: già foste amici, or troppo grandi

Siete: — io non v'odio... ma perchè importuni

Ove a posare ho il piè poneste il capo?

Voi perirete. — Lemmo Cancellieri!

Il figlio di mio padre! Il mio fratello![8]

Uno stesso alvo!... un sangue stesso!... il nome!

Di mie vigilie o lampada compagna,

Vinta del sole al mattutino raggio,

Sembri la Vita;... scintilla di eterno

Lume... di vile umor figlia, che splende

Nell'ombre: — sembri il tempo, che misura

I pianti lunghi, il breve gaudio, e scava

Le fosse. — O tempo, o vita, e che mai siete?

D'immota eternità mobili figli,

Tenebra di sepolcro, ombra di morte. —

Ma ed io sarò un eterno? Qui di forma

Muta tutto e non muore. E il mio giudicio?..,

La mano tinta di fraterno sangue

Arderà nell'Inferno... io fratricida...

No, — non sarò.[9] Fratello, vivi, e quando

Ne dovessi esser morto, e a vituperio

Per le vie tratto, e alfin gittato ai fossi, —

Vivi: — ciò tu non sai, ma io ne son lieto.

Dunque vero è che un oprar bello, ov'altro

Manchi conforto, alto a se stesso è premio?

Ma io non posso esser giusto, — non posso.

Nello... Guido!

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings