Note 53 — III. LE ACQUE LE LORO VIE SOTTERRANEE E LA LORO UTILIZZAZIONE
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La prima proposta di incanalare le acque del Ledra e del Tagliamento per l'irrigazione delle aride pianure del Friuli fu fatta nel 1457 dal nobile Nicolò di Maniago al consiglio minore di Udine. Ma, come scrive G. Occioni Bonaffons, «quella volta il Consiglio maggiore vi si oppose. Nel 1487 due luogotenenti ripresero il progetto, e già erasi cominciata la escavazione, quando il Parlamento della Patria, cioè la rappresentanza provinciale, negò il suo voto all'opera benefica, e la Signoria, sconfessando l'operato dei suoi luogotenenti, diede ragione al Parlamento. Invece nel 1527, per la viva opposizione dei gemonesi, non ebbe seguito un più modesto progetto, sebbene lo approvasse la Signoria, presso la quale s'erano recati all'uopo il co. Gerolamo Savorgnano e il dott. Giacomo Florio. Così passarono parecchi lustri, finchè nel 1592 il famoso ingegnere militare e generale delle artiglierie, conte Giulio Savorgnano, ripropose da Venezia al consiglio della città di Udine la escavazione del canale, ma anche questa volta senza esito alcuno. «Prima del moderno definitivo trionfo della buona causa, il progetto, di cui è parola, era stato rimesso in piedi nel 1666 dall'ingegnere Giuseppe Benoni, e finalmente nel 1829 il professore Giambattista Bassi ne fece lettura e proposta concreta all'Accademia udinese. In proposito cfr. oltre gli scritti relativi ai moderni progetti sul canale Ledra-Tagliamento citati in precedente nota bibliografica: Girolamo Savorgnano, Scrittura sull'incanalamento del Ledra, per Nozze Occioni-Crisicopulo, Udine, Seitz, 1876; Rapporto alla signoria di Venezia nel 1488 per l'alveo del Ledra, per Nozze Di Colloredo-Manin, Sandaniele, Pallarini, 1877; Atto sulla condotta del Tagliamento in Udine, per Nozze De Chantal-Braida, Milano, Rechieidei, 1884; Marcotti, Il Ledra, in «Bull. Ass. Agr. Fr.», numero unico, nel 50º della fondazione, Udine, 1895.