Note 112 — DISCORSO XLIII. ITALIANI NELLA SVIZZERA E NELLE CITTÀ LIBERE. LA MESOLCINA. GINEVRA.
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Tobia Eglino racconta con gran dolore questi atti del Borromeo nella Mesolcina, e che colà un frate che da tre anni vi dicea messa, annunziò di farsi evangelico. E narra d'aver lungamente in Roma servito il cardinale Araceli genovese, che venuto a morte, si pentì d'avere scritto molto contro il Vangelo, e confidar della misericordia di Dio; assai cose favellò con lui sulla giustificazione e sul purgatorio, contro le opinioni papistiche, ond'egli pensò uscir da quelle tenebre. Venuto a Milano, cacciò un ghiro nel tabernacolo, acciocchè rodesse il sacro pane, e così corbellare i frati che lo credeano Dio. Quinci pericolo, ma coll'ajuto d'amici cremonesi campato, fuggì in Mesolcina. Ora voler consacrarsi a Cristo, ed esservi molti desiderosi di lasciar la messa ecc. La lettera del 9 giugno 1571 è in Hottinger, Helv. Kirch. Gesch., tom. III, pag. 900.