Note 612 — DISCORSO LVI. LE SÈTTE SOFISTICHE. GLI ODIERNI DISSIDENTI. (continued 2)
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Proudhon, che è il rivoluzionario più ardito dell'età nostra, il più accannito demolitore della Chiesa cattolica, la crede tutt'altro che vicina a perire. «Le minacce di scisma e di protestantismo, che di tempo in tempo si fanno contro il papato, sono sogni stravaganti che dimostrano solo il disordine degli spiriti. Lo scisma, ove pure si volesse attuare sul serio, vale a dire ove avesse per reale movente il sentimento religioso, l'idea cristiana, sarebbe il trionfo del papato, mostrando com'è salda ancora la pietra, su cui è stata edificata la Chiesa. Il protestantismo poi è morto; e oggi sol Tedeschi paraboloni osano ancora dirsi cristiani mentre negano l'autorità della Chiesa e la divinità di Gesù Cristo. Si va strombazzando che coloro i quali riveriscono il papa nello spirituale, voglionsi considerare quali ipocriti; che l'idea che rappresenta il papa è cosa vecchia, e da sacrificare col resto. A maraviglia; ma è giocoforza che a sì fatta idea ne venga surrogata un'altra; e per tale scopo si richiede altro che la professione di fede del Vicario Savojardo. Quale compenso hanno dato i trentatrè anni di guerra contro i Gesuiti? Quale vantaggio si può attendere oggi dagli attacchi avventati ed insignificanti della stampa libera contro il papato? Nessuno; il cattolicismo, per confessione degli avversarj stessi del papato, starà sempre come l'unico rifugio della morale, il faro unico delle coscienze. Per l'immensa maggioranza de' fedeli la religione è ancora il propugnacolo delle coscienze, il fondamento della morale... Quando io affermo, che qualora il deismo e il dottrinarismo, arrivassero a scuotere la santa sede, non farebbero altro che dare maggior vigore alla Chiesa o al cattolicismo, non ragiono come partigiano del papato, sì bene come libero pensatore. In queste materie innanzi tratto voglionsi considerare i fatti. Ora i fatti dimostrano che la religione ha profonde e vaste radici nell'anime de' popoli: che dove, sotto un'influenza qualunque, essa viene a rallentarsi, sottentrano le superstizioni e le sètte mistiche d'ogni forma; che la trasformazione di questo stato religioso delle anime in uno stato puramente giuridico, morale, estetico e filosofico, che dia piena soddisfazione alle coscienze e alle aspirazioni dell'ideale, non è compiuta in nessun luogo; che in tal guisa i popoli sono costretti di vivere in presenza di religioni autorizzate come in mezzo a sètte indipendenti antagoniste; che in questo stato di cose, ogni attacco alle religioni e specialmente alla cattolica, avrebbe il carattere di persecuzione: che in fine, sebbene si giugnesse a spodestare il papato, non si potrà mai distruggerlo; anzi, più si moltiplicheranno gli attacchi, più trionferà. Tali fatti sono spiacenti al razionalismo, anche irritanti, ma pure sono incontrastabili, ned è possibile attenuarli. No, una religione, una Chiesa, un sacerdozio non si può distruggere con persecuzioni e con diatribe. Nel 1793 noi ci provammo ad abolire il cattolicismo colla persecuzione e colla ghigliottina. Il turbine rivoluzionario, che volea purgare il clero, non riuscì che a dare alla Chiesa maggior forza, nè mai si vide tanto fiorente quanto sotto il consolato. Trent'anni prima, Voltaire aveva intrapreso di renderla infame: ma Voltaire istesso e la sua scuola furon dichiarati libertini. Atteso il costoro libertinaggio, la Chiesa afferrò lo stendardo della morale, e da quell'ora niuno potè ritorglierlo. Nel 1848 tutti le rendevano omaggio e le stendevano la mano». L'unité et la fédération en Italie.