Note 361 — DISCORSO L. IL SECOLO XVII. FILOSOFI. IL QUIETISMO.
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«Lo spirito moderno si mostrò molto severo verso il cenobitismo. Abbiamo dimenticato che nella vita comune l'anima dell'uomo gustò le maggiori gioje: cessammo il cantico Quant'è bello e giocondo l'abitar insieme i fratelli. Ma quando l'individualismo moderno avrà portato gli ultimi suoi frutti, quando l'umanità, impicciolita, attristata, fatta impotente, tornerà alle grandi istituzioni, alle forti discipline; quando la meschina nostra società borghese, dirò meglio, il nostro mondo di pigmei sarà stato respinto a frustate dalla parte eroica e idealista dell'umanità, allora la vita comune ripiglierà tutto il suo valore. Una quantità di cose grandi, come la scienza, si sistemeranno sotto forme monastiche con eredità non di sangue: l'importanza che il nostro secolo attribuisce alla famiglia diminuirà (!); l'egoismo, legge essenziale della società civile, non basterà alle grandi anime: tutti accorrendo dai punti più diversi, si alleeranno contro la vulgarità: si troverà senso alle parole di Gesù e alle idee del medioevo sulla povertà: si comprenderà che il posseder qualche cosa potè esser considerato come una degradazione, e che i fondatori della vita monastica abbiano disputato secoli per sapere se Cristo possedette almeno «le cose che si consumano per l'uso». Le sottigliezze francescane torneranno grandi problemi sociali. Lo splendido ideale, delineato dall'autore degli Atti apostolici sarà iscritto come una rivelazione profetica all'entrar del paradiso dell'umanità». Renan, Les Apôtres, p. 132-133.