Note 394 — DISCORSO XXXIII. ERESIA DEMONIACA. ASTROLOGIA. FATUCCHIERIE.
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Giacomina d'Entremont, casa potentissima in Savoja, vedovata, volle sposare l'ammiraglio di Coligny, e allorchè questo cadde trucidato a Parigi la notte del san Bartolomeo, essa ricoverò al castello di Chàtillon in Savoja, pregando il duca Emanuele Filiberto a custodir lei e i suoi figli (1572). Egli a stento consentì, ma la fe chiuder nel castello di Nizza perchè si professasse cattolica. Ma si scoperse che carteggiava coi protestanti di Germania, e meditava fuggire; pure giurando non fuggire, non abjurar il cattolicismo, e non cercar marito, senza il consenso del duca, a sua figlia, erede di pinguissimi feudi, fu tenuta libera non solo, ma forse in amore di Emanuele Filiberto. Lui morto, venuto il tempo di sposar sua figlia con don Amedeo, figlio naturale del duca, nacquero dissapori e sospetti che Giacomina tenesse legami cogli Ugonotti, e che stregasse il duca, e fu tenuta in carcere. La colpa era di competenza de' tribunali secolari, ma la santa sede la incolpò pure d'eresia, e pretese fosse data al vescovo di Torino e al nunzio. E lungamente essa ne sofferse, finchè morì in carcere nel dicembre 1599.