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Gli eretici d'Italia, vol. II

Note 213 — DISCORSO XXX. PIO IV. IL CONCILIO TRIDENTINO.

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La comunione sotto le due specie era domandata con instanza da molti paesi, ed anche dalla Francia: talchè, nel pericolo di perder un tanto paese, inclinavasi a condiscendere. Ma li cardinali spagnuoli vi si opponevano: il cardinale Sant'Angelo diceva sarebbe un dar a' Francesi un calice di veleno, e ch'era meglio lasciarli morire, che dar rimedj tali: il cardinale della Cueva, che, se l'autorità della santa sede il concedesse, egli andrebbe sulla scalea di San Pietro a gridar misericordia: il cardinale Paceco rifletteva che adesso francesi, tedeschi, spagnuoli vanno alle medesime chiese, mentre allora, variando in rito sì principale, si troverebbero separati, e ne verrebbe scisma e nimicizia. Il cardinale Alessandrino (frà Michele Ghislieri) argomentava che il papa nol poteva concedere; non perchè glie ne mancasse l'autorità, ma per incapacità di quei che domandavano tal grazia. Perocchè, o questi tengon per necessario il calice, o no. Se no, a che volere dare scandalo colla differenza? Se sì, dunque son eretici e incapaci di grazia. Il ricever il calice credendolo necessario è male ereticale: e il papa non può dar facoltà di fare il male. Il cardinal Rodolfo Pio di Carpi rifletteva che, ottenuta questa domanda, Francia ne poserebbe un'altra, e il matrimonio de' preti, e l'uso della lingua vulgare ne' sacramenti, ed altre materie, che tutte aveano altrettanta ragione. In fatti il papa stette al niego.

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