Note 208 — DISCORSO XXX. PIO IV. IL CONCILIO TRIDENTINO.
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Merito chiamano i teologi la bontà naturale o soprannaturale delle azioni dell'uomo, e il diritto che egli acquista per esse ai premj divini, in grazia delle divine sue promesse. Si dà merito di condegnità, quando c'è una proporzione fra il valor dell'azione e la ricompensa annessavi: altrimenti non c'è che merito di convenienza (de congruo). Quello non può fondarsi che s'una promessa formale di Dio, questo sulla fiducia nella sua bontà, mera grazia e misericordia (San Paolo ad Rom. VIII, 48).