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Gli eretici d'Italia, vol. II

Note 17 — DISCORSO XXI. PAOLO III. L'ARETINO SUGGERIMENTI DI RIFORME. TEATINI E GESUITI.

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Si volle trovar molte somiglianze fra sant'Ignazio e Nicolò Paccanari. Questo conciapelli di Trento andò soldato a Roma, dove udita una predica, si diè tutto a vita penitente, e ritiratosi alla Madonna di Loreto, ivi stese regole pei compagni che Dio gli desse: opera che parve prodigiosa, essendo egli affatto illetterato. Presto trovò compagni, che si dissero della Fede di Gesù: ma formatasi allora la repubblica romana, e cominciata, come sempre, dalle persecuzioni (1798), furono chiusi in Castel Sant'Angelo, poi sbanditi. Il Paccanari, che intitolavasi «superior generale della società della Fede di Gesù», si rifuggì a Vienna, dove gli si unirono varj Gesuiti, essendo quell'Ordine considerato come un risorgimento della Compagnia di Gesù; passò quindi in Ungheria, assistito principalmente dall'arciduchessa Marianna d'Austria. All'elezione di Pio VII venne a Roma con essa, che gli comprò casa, ove introdusse l'educazione de' giovani coi metodi gesuitici; mentre altre s'aprivano a Padova, a Spoleto, nel Vallese, in Francia, in Germania. Dipinti come Gesuiti, furono espulsi dalla Francia: poi quando, nel 1814, Pio VII ripristinò la Compagnia di Gesù, ecclissavansi affatto i Paccanaristi, che parte entrarono in quella. Si crede che il Paccanari, insuperbito del prosperar del suo Ordine, nel quale appariva una scienza ed esemplarità che egli non aveva, finisse male, ma non si sa dove nè come.

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