Note 475 — DISCORSO XVII. L'APOLOGIA CATTOLICA. CONSEGUENZE DELLA RIFORMA.
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Il solo cardinale Ippolito De' Medici, figliuolo naturale di Giuliano, e uno de' migliori capitani del secolo, essendo legato a latere di Carlo V in Germania, armò del suo ottomila Ungaresi e sette compagnie di cavalleggieri, e contribuì non poco a respingere i Turchi dall'Austria. Adriano VI, trovato esausto il tesoro, non potè che mandare quarantamila ducati agli Ungaresi per sostenersi contro i Musulmani; ma il cardinale Palmieri napoletano offrì denaro e truppe, e di condurle egli stesso a Rodi, quando udì ch'era stata presa. Clemente VII, nel 1526, creò luoghi di monti per dare armi e truppe a Carlo V contro i Turchi. I Veneziani contavano imporre ai beni del loro clero un decimo de' frutti per cinque anni: ma Paolo III nol consentì, esibendo invece un milione di ducati del suo. Vuol dunque dire che il decimo da levarsi doveva essere per lo meno altrettanto, cioè almeno ducentomila ducati l'anno: il che porterebbe a due milioni di ducati la rendita annua de' beni del clero veneto. Pio IV concesse al re di Spagna settecentomila ducati sui benefizj di Spagna, e impose a' proprj sudditi un tributo di quattrocentomila scudi d'oro per la guerra turca. Alla battaglia di Lepanto assistevano dodici galee pontifizie, oltre legni minori assai, con millecinquecento uomini.