Note 350 — DISCORSO XV. LUTERO, LE INDULGENZE, LA BIBBIA.
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Essendo morta Monica sua madre, Agostino racconta come Evodio prese il Salterio e cominciò a cantare un salmo, a cui tutta la casa rispondeva: Misericordiam et judicium cantabo tibi, Domine. E molti fratelli e religiose donne accorsero, mentre egli cercava reprimere l'intenso dolore. «Quando il corpo fu portato via, andai e tornai senza lagrime; e neppur nelle preghiere che a te, o Signore, porgiamo mentre ti si offriva per essa il sagrifizio del Salvator nostro (Cum tibi offerretur pro ea sacrificium pretii nostri), posto il cadavere vicino al sepolcro, come colà si usa, io non piansi» (Confessioni, lib. IX, cap. 12). Pure si accusa di averla troppo deplorata, e guarito dall'eccesso, prega Dio per essa colle lacrime che vengono dal riflettere ai pericoli d'ogni anima che muore in Adamo. Perocchè, sebben essa fosse vissuta santamente, pure non era certo che non le fosse uscita qualche parola contro il precetto divino: e guai alla vita più lodevole se venga scrutata senza misericordia! E però lo esortava pei peccati di sua madre, non allegando i meriti di essa, ma pel redentore che pendette in croce, e che sedendo alla destra di Dio implora per noi. «E poichè operò essa misericordiosamente, e perdonò ai debitori, perdona ad essa pure i suoi debiti. Se contrasse alcuna macchia in tanti anni dopo il lavacro di salute, perdonale, o Signore, te ne prego, e non entrar in giudizio con essa. Nè essa desiderò monumento o aromi, o il sepolcro patrio. Non questo ella ci raccomandò, ma di commemorarla all'altare tuo, al quale s'era prostrata ogni giorno infallantemente, dove sapeva dispensarsi la vittima santa dalla quale fu cancellato il chirografo a nostro carico; O Signore Dio mio, a' tuoi servi, ai fratelli miei, a chiunque leggerà queste carte, ispira che all'altare tuo si ricordino di Monica e di Patrizio che fu suo marito» (cap. 13). Inoltre nel sermone XVI, de verbis apostoli, dice: Injuria est pro martyre orare, cujus debemus orationibus commendari. Boezio, Della consolazione della filosofia, lib. IV, 4, scrive: Nullane animarum supplitia post defunctum morte corpus relinquis? Et magna quidem, quorum alia pœnali acerbitate, alia vero purgatoria clementia exerceri puto.