Note 383 — DISCORSO XV. LUTERO, LE INDULGENZE, LA BIBBIA.
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Bartolomeo Caranza, arcivescovo di Toledo, che vedremo vittima dell'inquisizione spagnuola, così discorreva delle Bibbie in vulgare. «Prima che le eresie di Lutero sbucassero dall'inferno, non so che in nessun paese siasi proibita la Bibbia in vulgare; se ne fecero versioni in Ispagna, d'ordine del re cattolico al tempo che Ebrei e Mori poteano viver tra' Cristiani, governandosi a leggi proprie. Cacciati che gli Ebrei furono di Spagna, i presidi alla religione s'avvidero che alcuni convertiti istruivano i figliuoli nel giudaismo, avezzandoli alle cerimonie mosaiche mediante queste Bibbie vulgari, che poi si stamparono a Ferrara in Italia. Per questo motivo giustissimo proibironle in Ispagna: pure si fece eccezione ai collegi, ai monasteri, a persone superiori al sospetto, dandosi loro licenza di tenerle e leggerle». Segue narrando tali proibizioni in altri paesi, e conchiude: «In Ispagna, dove, per grazia di Dio, si dura immuni dalla zizzania, si vietò ogni traduzione vulgare della Bibbia per toglier occasione ai forestieri di trattar delle loro quistioni con persone semplici e illetterate, e anche perchè si ha pruova di casi particolari e di errori, che rampollavano in Ispagna, nati dall'aver letto qualche passo scritturale senza capirlo. Così sta il fatto, e per ciò si proibirono le Bibbie volgarizzate». Commenti al Catechismo cristiano.